A Napoli abbiamo sempre parlato attraverso i numeri. Un sogno ha il suo numero, quello che succede per strada ha il suo numero e persino il numero di una maglia può essere letto come un segno. È una delle nostre abitudini più affettuose e familiari, una di quelle che molti di noi hanno imparato a tavola ben prima che qualcuno ce ne spiegasse il significato.

Un altro discorso sono le storie che raccontiamo intorno a questa tradizione. Ce ne sono quattro che tornano puntualmente ogni inverno, quasi sempre raccontate con assoluta certezza. Eppure, basta verificarle un po’ più da vicino perché nessuna delle quattro regga davvero.

La smorfia è un dizionario, non una previsione

La convinzione: la smorfia dice quali numeri usciranno.

Il verdetto: falso. E la smorfia non ha mai preteso il contrario.

La smorfia è un dizionario. Associa un numero da 1 a 90 a persone, oggetti, avvenimenti e sogni. Quei 90 numeri arrivano direttamente dal Lotto, nato a Genova nel XVI secolo, intorno al 1539. Uno dei primi esempi viene generalmente individuato nel Divinatore Universale del Lotto, un volume che i ricevitori del Lotto napoletano tenevano a portata di mano dietro il banco.

La sua funzione è tradurre, non prevedere. Trasforma, per esempio, un gatto apparso in sogno in un numero, proprio come un frasario traduce una parola in un’altra lingua. Ma un frasario non può dirci quale sarà la prossima frase pronunciata da qualcuno. Allo stesso modo, ogni estrazione è indipendente da quelle precedenti.

Le nostre nonne usavano la smorfia per dare un numero ai sogni, non per prevedere il futuro.

Anche altre regioni hanno la loro smorfia

La convinzione: fuori da Napoli la smorfia non esiste.

Il verdetto: falso, anche se la nostra è sicuramente la più famosa.

Sicilia, Marche e Romagna hanno le proprie smorfie, con associazioni e numeri legati alle rispettive immagini e tradizioni. Basta attraversare un confine regionale perché lo stesso sogno possa corrispondere a un numero completamente diverso. Un dettaglio che mette piuttosto in difficoltà l’idea dell’esistenza di un unico codice universale.

Questo, naturalmente, non toglie nulla alla nostra. La smorfia napoletana è quella che ha viaggiato più lontano ed è la versione conosciuta dalla maggior parte degli italiani, anche da chi magari non saprebbe dire a cosa corrisponde il 47.

La tombola è più giovane di quanto molti pensino

La convinzione: la tombola esiste praticamente da sempre.

Il verdetto: falso. E della sua nascita abbiamo persino una data.

Un articolo de La Nazione sulla prima tombola fa risalire la prima partita nelle case napoletane al 1734. È quindi più giovane di parecchie delle chiese davanti alle quali passiamo ancora oggi andando al pranzo di Natale.

Secondo la storia, durante il periodo natalizio il Lotto venne sospeso su pressione del clero e le famiglie napoletane inventarono una versione casalinga per colmare quel vuoto. Quasi tre secoli dopo, ogni dicembre il panariello continua a comparire nelle nostre case.

Un gioco di cui conosciamo la data di nascita, inventato da famiglie comuni che durante le feste non avevano alcuna intenzione di rinunciare ai loro numeri: difficile immaginare una storia più napoletana di questa.

Il panariello non ricorda i numeri usciti

La convinzione: se un numero non esce da tantissimo tempo, ormai deve uscire.

Il verdetto: falso, per quante volte possiamo sentirlo ripetere al bar.

Una ruota, un’urna e un insieme di numeri non hanno memoria. Se un numero manca da 80 estrazioni, alla numero 81 non ha più probabilità di uscire di quante ne avesse alla prima. Nel meccanismo non c’è nulla che tenga il conto delle assenze.

La sensazione che nel frattempo si sia accumulato una sorta di debito nasce nella nostra testa, non nell’urna. Siamo noi a ricordare da quanto tempo manca un numero e a trasformare quell’attesa in un’aspettativa.

La stessa logica vale per qualsiasi gioco basato sul caso, compresi quelli che oggi si giocano sul telefono. Una roulette su un casinò online con licenza non conserva memoria del giro precedente una volta che questo si è concluso. Allo stesso modo, ogni giro di una slot viene determinato indipendentemente da quello che lo ha preceduto.

È una sensazione che conosciamo anche dagli spalti. È lo stesso ragionamento che riempie gli editoriali ogni volta che un attaccante attraversa un periodo senza segnare. Ma se un giocatore non trova il gol da sei partite, il calendario non gliene deve uno.

La prossima occasione finirà in rete oppure no. Nessun calcolo basato sull’attesa può cambiare ciò che succede quando il pallone lascia il suo piede.

Niente di tutto questo rende la tradizione meno bella. La smorfia resta uno dei nostri modi di leggere Napoli attraverso Napoli stessa. La tombola resta il tavolo più rumoroso della casa a Natale. E i numeri che oggi scorrono su uno schermo restano ciò che sono sempre stati: caso, soltanto con una grafica migliore e un ritmo più veloce.