È ufficialmente terminato il biennio sabbatico: Aurelio De Laurentiis è tornato quello di sempre. Non più il posato uomo che agisce nelle retrovie lasciando le luci della ribalta ad Antonio Conte, ma quello vulcanico, tagliente, cinematografico, protagonista. Ieri, il patron del Napoli è stato premiato dalla Stampa Estera con il premio sportivo alla carriera 2025. Qui, è andato in scena per oltre un’ora alla sua maniera solita: ribadendo di venire da un mondo alieno al calcio come il cinema (a detta sua più complicato del semplice gioco del pallone), e di come sia stato capace di vincere senza fare imbrogli.

Tra il parlare della situazione delle proprietà calcistiche e della situazione economica del calcio, ecco la prima sfilettata. De Laurentiis si è riferito al numero 1 del Milan Gerry Cardinale come un “finanziere, non un imprenditore. Lo invitai a cena tre anni fa, mi fece un discorso a cui non obiettai altrimenti avrei dovuto prenderlo e buttarlo fuori, mi diceva cose che non stavano in cielo e in terra dal mio punto di vista”. A questo attacco, ne è seguito uno a Luciano Spalletti: “Sappi che gli allenatori devono capire che sono dei collaboratori chiamati a dirigere l’orchestra dei calciatori, ma sono pur sempre dei dipendenti. A volte, lo dimenticano”.

ADL non cede nemmeno sulla linea ultras. “Non può esserci spazio per gli hooligans o per il concetto Acab. O, non puoi avere degli ultras di matrice proveniente dalla criminalità organizzata. Vanno presi provvedimenti dalle istituzioni. Poi un consiglio per il ministro dell’istruzione Valditara “Facciamo proiettare nelle scuole una volta a settimana una partita, che siano elementari, medie e superiori. Salendo di classe, fai in modo che questa sia più integrata. Vorrei che a raccontarle fossero personaggi come Ancelotti e Spalletti. Due ore a settimana si può spiegargli cos’è il calcio in modo interessante”.

Nella conferenza, Aurelio De Laurentiis ha parlato anche a proposito dell’atteso film sul centenario. Questo, uscirà a gennaio del 2027. “Quest’estate ho fatto scrivere una scaletta di eventi a Mimmo Carratelli. Sono eventi susseguiti nell’arco dei 100 anni. Poi ho chiamato Maurizio De Giovanni e gli ho chiesto di scrivere la sceneggiatura. In 10 giorni mi ha consegnato le pagine necessarie. Poi ho contattato il regista Massimiliano Pacifico, chiedendogli di raggiungermi. Gli ho chiesto di aggiustare il tiro perché 100 e più anni sono complessi da raccontare. Il girato completo sarà di circa 4 ore, quindi farò proiettare o un film di 3 ore, magari diviso in due parti in due settimane ma sarà difficile. Dopodiché, lo dividerò in 4 puntate da mandare su una piattaforma internazionale. Raccontando anche gli scudetti maradoniani avrà seguito in Argentina, e così via parlando dei vari Cavani, Lavezzi, ecc”.

Prosegue. “È chiaro che fino a che non è venuta fuori la Rai nel 56, il materiale è da collezionisti. Ho trovato un ciuccio fantastico in animazione che si gira con la testa, al quale metterò delle parole di commento a delle scene passate. Poi bisogna trovare delle modalità per rendere vivace la visione. Insieme a Maurizio De Giovanni mi sono inventato il bar dello sport. In un’ipotetica serata dove ci stiamo giocando la semifinale di Champions, e in questo bar si sta formando una fila chilometrica. Considerando tutto, 4 ore di film non si reggono facilmente, ma se un appassionato di cinema riesce a vedere l’Odissea o un film di Scorsese, saprà apprezzare questo lungo girato”.

Ai titoli di coda della conferenza, il colpo di cinema: la questione stadio e centro sportivo. L’annuncio più rilevante è quello di aver trovato i terreni per poter sviluppare il proprio centro sportivo a Qualiano. “Avevamo trovato un terreno un anno fa, poi son venute fuori delle cose patetiche, Quella proprietà aveva un contratto di affitto poi scaduto… Non fidandomi di nessuno, ho preso un agronomo di Firenze e gli ho fatto testare 27 location. Abbiamo trovato 17 ettari e mezzo di terreno, dove metteremo 10 campi di calcio e 7500 metri quadri tra uffici e spogliatoi, per tutte le squadre sportive”.

Per quanto riguarda lo stadio, invece, c’è un progetto nell’area ex Q8. “Ho una lettera di intenti di un mese fa, dove abbiamo trovato 38 ettari a Napoli est. Abbiamo progettato uno stadio da 70000 posti con 120 sky box, ristoranti”. Infine, l’idea di un museo virtuale. “Si potrà giocare una partita con i calciatori del passato come Maradona, Cavani, Higuain, ma anche con i tuoi amici. Ci vorrà però del tempo per costruire tutto”. A questo, è seguito un attacco a comune e regione sulla questione stadio: “Con 200 milioni al Maradona gli faranno una carezza”.

Insomma, ADL c’è e non ha alcuna intenzione di abdicare, al netto delle numerose discussioni a riguardo. C’è però da comprendere: saprà ancora muoversi alla sua maniera in un mondo come quello del calcio che cambia in continuazione? Temi come stadio e centro sportivo sono assai urgenti, specie quando a Milano e Roma si viaggia molto forte verso la realizzazione di nuove strutture. Non v’è più tempo per rimandare.

Ogni epoca ha i suoi protagonisti, Aurelio De Laurentiis ha avuto il grande merito di portare nel futuro la figura dei presidentissimi (per intenderci i Rozzi, gli Anconetani, i Sibilia e così via), ponendo maggior attenzione alla gestione dei costi, il player trading, ecc. Così facendo, ha dimostrato che è ancor possibile fare calcio come una volta ad alti livelli e competere sia in campo nazionale che europeo. Oggi però lo scenario è diverso. Anche le migliori squadre, prima più inclini alle spese folli, hanno maggior intenzione di gestire i costi in maniera più oculata, agire con più calma rispetto alle annate precedenti e far sì che vi sia sempre e comunque una base solida su cui muoversi. In parole povere, la rivoluzione aureliana è stata assimilata.

La risposta al primo segnale di scricchiolio del modello, ovvero l’estate del 2022, è stato insistere su quanto fatto in passato: rinnovare immediatamente (approdo di Kvaratskhelia e Kim), a costo di enormi sacrifici da un punto di vista dell’affetto (separazioni da Mertens e Insigne). Risultato? Scudetto. La seconda invece, risalente al 2024, è culminata con l’ingaggio di Conte e l’arrivo di profili non sempre futuribili, ma pronti ad un utilizzo immediato, con l’insolito approdo di ultratrentenni pagati fior di milioni (come Lukaku e De Bruyne). È sì arrivato un altro scudetto, ma i conti ne hanno ampiamente risentito. Ed oggi, nel 2026, arrivano nuovi preoccupanti segnali di affanno.

A tutto ciò, è seguito un filo rosso: la riconoscenza verso chi ha vinto. Come se per vincere bastasse confermare il materiale a disposizione. Una società abituata a fare della sua forza il player trading, il sapersi rinnovare anche davanti a cessioni di calciatori di livello mondiale, si sta basando sulla stessa ossatura da diverse stagioni, forse più del dovuto. Un qualcosa di inaudito tenendo conto della storia del Napoli di De Laurentiis. Ora, che sembra mancare la verve e il denaro per poter ricambiare il gruppo in maniera adeguata, quale sarà la risposta? Che la kryptonite del modello aureliano sia proprio la tanto desiderata vittoria, davanti alla quale non si è saputo agire nel modo giusto, inebriati dalle celebrazioni? Staremo a vedere.