Sarà un debutto infuocato quello del Napoli nella Champions League 2026-27. L’avversaria, al Maradona, sarà l’Arsenal di Arteta, vice-campione d’Europa. Più che una squadra, i Gunners sembrano una macchina perfetta: i loro sincronismi sono talmente ordinati e precisi da far impressione. Un vero e proprio battesimo di fuoco per gli azzurri, reduci da due dolorose sconfitte in campionato. Ma, ad accompagnare quest’esordio, c’è il desiderio di riscattare una campagna europea – quella della scorsa stagione – che lascia ancora troppi rimpianti. E, allo stesso tempo, dei precedenti in situazioni analoghe che ricordano come, in certi contesti, i partenopei possano dare filo da torcere a chiunque.
Allegri dovrà fare i conti con una mini emergenza: alle assenze già preventivate di McTominay e di Buongiorno si aggiunge quella di Anguissa e, con essa, i dubbi di Neres (che verranno sciolti solo all’ultimo). Un’ulteriore difficoltà per una squadra che, in queste prime uscite stagionali, ha dimostrato di avere poca lucidità e troppa fragilità difensiva. Ma, in Champions cambia tutto. Le regole scritte in campionato vengono meno. La musichetta, il telo rotondo, sanciscono come si giochi su tutt’altro terreno.
L’Arsenal però, non si può certamente affrontare con le solite parole retoriche. La risalita al vertice del club londinese porta il volto del suo allenatore: Mikel Arteta. Ingaggiato nel 2019, dopo tre anni di apprendistato alle spalle di Pep Guardiola, ha forgiato una squadra immediatamente riconoscibile: possesso avvolgente, pressing organizzatissimo e, con il passare degli anni, la capacità di piegare le partite a sé. Ad aiutarlo in questa sua scalata ai vertici della Premier League c’è uno staff di prim’ordine, da cui spicca la figura di Nicolas Jover. Francese classe 81, è l’addetto ai calci piazzati: uno dei principali punti di forza dei Gunners.
Per la partita del Maradona, il tecnico spagnolo dovrà rinunciare a due elementi della difesa: Saliba e Mosquera, mentre recupera per la panchina Timber. Al fianco di Gabriel giocherà il neoarrivato Konsa, con ai loro fianchi White e Calafiori. La mediana sarà composta da Rice e Bruno Guimaraes, mentre la trequarti vedrà agire Saka, Odegaard e Tzolis. A guidare l’attacco ci sarà Kai Havertz. Una squadra ricca di talento, ma soprattutto capace di giocare da perfetto collettivo. Nelle prime quattro uscite stagionali sono arrivate altrettante vittorie, a testimonianza di come questa squadra sappia come iniziare al meglio una stagione, una delle loro qualità meno sottolineate.
È certamente più nota quella che li vede come una delle nobili della nuova Champions. Da quando è stato istituito il nuovo format, i Gunners hanno perso una sola partita su 16 in League Phase (contro l’Inter a San Siro nel novembre del 2024). E. nelle ultime due stagioni, sono sempre arrivati quantomeno in semifinale. Nella prima occasione, vennero eliminati dal Psg in un confronto che li vide, al netto di tutto, non ancora pronti al grande colpo (nonostante avessero estromesso il Real Madrid). Nella seconda – e cioè nell’ultima stagione – si sono arresi solamente ai rigori, sempre contro i parigini, al termine di una sfida che non li ha visti demeritare affatto. Piccola nota a margine: nella scorsa Champions gli uomini di Arteta non hanno mai perso. Dunque, appare limpido come un risultato positivo equivarrebbe ad una vera e propria impresa.
La storia racconta però di come il Napoli non sia nuovo a dei colpi del genere. Il primo, contro una squadra vice-campione nella competizione, fu nel 2013 contro il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp. Gli azzurri, sulle ali dell’entusiasmo, giocarono una partita dominante, vinta grazie alle reti di Higuain e Insigne (una punizione indimenticabile). L’autogol di Zuniga nel finale sembrava essere la classica dispersiva statistica, ma porta ad un intreccio che collega ad un precedente che ha visto contrapposti proprio i partenopei e i Gunners. In quella sfida, Hamsik e compagni arrivavano con l’acqua alla gola, obbligati a vincere con 3 gol di scarto per potersi qualificare, e magari sperare in una non vittoria del Borussia contro il Marsiglia ultimo a 0 punti.
L’allora San Paolo trascinò la squadra ad un match giocato alla perfezione. Non sembrava esservi affatto distanza tra una squadra che fino a pochi anni prima giocava in terza serie ed un’altra che vide indossare la propria casacca a fuoriclasse come Henry e Van Persie. Il gol di Higuain nella ripresa sembrava il preludio ad un’impresa da film. Un sogno poi svanito al minuto 88, quando il Borussia Dortmund passò in vantaggio contro il Marsiglia. Il finale vide un assalto che portò a referto il gol di Callejon e null’altro. La vittoria sarà solo di 2-0, non sufficiente per la qualificazione, sfumata nonostante un girone da 12 punti. Probabilmente, il successo più amaro del Napoli di De Laurentiis. Curiosità: a quel match prese parte anche Mikel Arteta, che venne espulso al minuto 76.
La storia partenopea vede però altri due precedenti contro una formazione vice-campione d’Europa: entrambi contro il Liverpool sempre di Klopp. Il primo, risalente al 2018, fu un match ad alta intensità ed altissimo coefficiente di tensione. Una gara in cui il Napoli, allora allenato da Ancelotti, la spuntò nel finale grazie ad una zampata di Insigne. L’altra, risalente al 2022, fu la prima grande esibizione dell’11 di Spalletti che poi vincerà lo scudetto: la serata in cui Khvicha Kvaratskhelia gridò a tutta Europa di essere una nuova stella del calcio mondiale. In quell’occasione la sfida finì addirittura 4-1.
L’ultimo precedente casalingo in assoluto contro l’Arsenal non fu affatto un ricordo felice. In quell’occasione, il Napoli affrontava i Gunners in un quarto di finale di Europa League del 2018-19. All’andata a Londra, gli azzurri persero per 2-0 in maniera abbastanza netta. Al ritorno, nonostante una buona applicazione iniziale, l’esito dell’incontro non cambiò. Una punizione di Lacazette fissò il risultato sullo 0-1, e da lì non si schiodò più. I biancorossi, allora allenati da Emery, arrivarono alla finale di quella manifestazione, dove vennero travolti dal Chelsea di Sarri per 4-1.
Questo Napoli-Arsenal però, vedrà probabilmente un divario più ampio rispetto alle sfide prima citate. Quel Borussia Dortmund affrontato nel 2013 era sì temibile ma in fase calante, con gli azzurri invece pieni di entusiasmo. Si può fare lo stesso discorso per la vittoria con il Liverpool del 2022, mentre quella del 2018 fu più figlia della capacità di saper sfruttare al meglio i momenti della partita. Contro i Gunners invece, le sfide furono figlie del momento: quella del 2013 con un Napoli disperato e gli uomini di Wenger più tranquilli e attenti a gestire il risultato. Mentre in quella del 2019 vi fu poca storia, anche a causa di una serie di difficoltà invisibili che poi si scatenarono nell’ammutinamento della stagione successiva.
Stavolta, il quadro rappresenta gli uomini di Allegri in enorme difficoltà e alla ricerca di una nuova via maestra. Gli uomini di Arteta appaiono invece come vogliosi di riscatto dopo la delusione vissuta nell’ultima finale di Champions. Quello che poteva per loro essere un freno sembra invece essere una nuova motivazione a dare ancora di più per raggiungere il grande obiettivo. Non sarà come nelle volte precedenti, in quest’occasione servirà dare qualcosa in più, dimostrare che il Napoli dei due scudetti, seppur in fase calante, è ancora vivo e capace di tirar fuori dei colpi di coda.
In questo, può essere determinante la voglia di riscatto dei partenopei stessi. La scorsa Champions si è conclusa con un’eliminazione fin troppo cocente. Per un gruppo che in Italia ha già vinto, provare a calcare la vetrina europea è più di un obiettivo. A ribadirlo più volte, lo stesso Aurelio De Laurentiis. Non è un segreto che il patron punti in alto, e abbia come sogno quello di vincere la coppa dalle grandi orecchie. È proprio per quest’esigenza che ha scelto di ingaggiare Max Allegri, lui che di finali di Champions ne ha già giocate due, proprio subentrando a Conte. Probabilmente, questa vittoria non arriverà. Ma, la possibilità di regalare altre notti indimenticabili c’è eccome. Magari, ai successi contro dei vice-campioni come Borussia e Liverpool, può aggiungersi quello contro un Arsenal che sembra inarrestabile.

