Tommaso Bianchini, direttore dell’area business e marketing della Ssc Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Crc, emittente partner della società. Di seguito, le sue parole.

“Siamo stati contattati da Sorgesana che ci ha svelato che Napoli è al penultimo posto per donazioni di sangue in quanto capoluogo di regione. Un risultato che ci ha colpito molto. Ci siamo messi a disposizione per cambiare il risultato. Dobbiamo risalire la china. Metteremo la faccia dei nostri calciatori. abbiamo scelto per la nostra campagna Lukaku, Buongiorno e Vergara”.

“Quanto cresce il legame città-territorio? Nel 2022 abbiamo avviato un percorso volto a raggiungere l’obiettivo di identificare squadra e città. Abbiamo valorizzato luoghi come il cimitero delle fontanelle, fino all’arte del teatro napoletano. Oggi, il Napoli e Napoli sono la stessa cosa, stiamo vivendo un rinascimento riconosciuto dal globo. Quando parlo con brand internazionali, si vede che il made in Italy è Napoli. È un orgoglio, un risultato eccezionale e gli investimenti di De Laurentiis, così come le vittorie sportive hanno aiutato a velocizzare il percorso”.

“C’è un momento che porti nel cuore nella tua esperienza a Napoli? Il primo è la notte prima di Napoli-Salernitana. Abbiamo lavorato fino alle 5:30 di mattina alla coreografia scudetto che poi non si fece. Sarebbe stato un festeggiamento di giorno, ed è più difficile gestirlo rispetto alla notte. Il secondo è il più bel ricordo: quello del pullman scoperto. Sia sulla parte iniziale che è stata una corsa contro il tempo, ma soprattutto l’emozione di quei 3 chilometri”.

“Cosa aspettarsi dall’anno del centenario? Movimento culturale. Ci stiamo orientando alla celebrazione del Napoli dentro Napoli. Intersecheremo le due storie. Vogliamo riportare virtualmente tutti i tifosi su Napoli. Faremo iniziative interessanti che, combinate con il merchandise che sta preparando Valentina, renderà orgoglioso tutti i napoletani”.

“Stadio nuovo o ristrutturato? La posizione del presidente è quella dello stadio nuovo e di proprietà. Io, che mi limito a rappresentare l’area business, dico che perdiamo 70 milioni all’anno. Potrebbero essere ancora di più con un approccio conservativo. Ci sono dei limiti strutturali dati da una capienza limitata. Ci sono stati degli investimenti, ma non bastano. Napoli ha un’effervescenza imprenditoriale da meritare una casa”.