Un’avventura finita come nessuno avrebbe desiderato. Romelu Lukaku lascerà il Napoli dopo due stagioni in direzione Fenerbahce. Un addio che di fatto era scontato, vista la difficile stagione del belga, la “presa” del posto da parte di Rasmus Hojlund, i tanti mal di pancia e un costo fin troppo elevato per le casse partenopee. Eppure, non si può ridurre la sua avventura napoletana ad un’annata maledetta. C’è stato un momento in cui il belga ha preso le redini della squadra, in cui era l’elemento cardine, quello da cui dipendevano i destini dei vari match. Quel calciatore, certamente non sarà dimenticato.
Una storia iniziata nell’agosto del 2024, quando il Napoli era reduce da un decimo posto e da una burrascosa separazione con Victor Osimhen, il numero 9 del terzo scudetto. L’approdo in panchina di Antonio Conte, garanzia di competitività e risultati, ha da subito lanciato un segnale nel subconscio degli addetti ai lavori: e se il nuovo centravanti fosse Lukaku? D’altronde, il tecnico leccese e il belga all’Inter una cosa sola, l’uno l’estensione dell’altro. Lo scenario però, non è dei migliori. Romelu è reduce da una stagione altalenante alla Roma e da un Europeo deludente con il suo Belgio. In quell’estate, la sua parabola sembrava in netta discesa, con alle porte un futuro lontano dai campionati maggiori.
Eppure, il bisogno del Napoli di un attaccante e l’immensa fiducia di Conte hanno acconsentito ad un matrimonio che è quasi un unicum. Mai Aruelio De Laurentiis aveva investito così tanto per un calciatore ultratrentenne (30 milioni di euro), lui abituato a prelevare calciatori di prospettiva per trarne ricche plusvalenze. Un arrivo il suo, accolto sì con entusiasmo, ma anche con i razionali dubbi relativi alla sua condizione fisica, la capacità di incidere e di rendersi ancora protagonista. Pensieri scacciati via nei 40 minuti di gioco circa di Napoli-Parma del 31 agosto 2024. Entrato al minuto 60, l’attaccante si è subito reso protagonista andando in rete nei minuti di recupero, dando il via ad una rimonta fondamentale per la costituzione di quella squadra. Da lì tutto è stato chiaro: i destini azzurri passano dal rendimento di Lukaku.
Conte, che più di tutti ha capito come far rendere al massimo l’ex Inter, sa che il vero segreto perché possa far bene è farlo sentire importante e al centro del progetto. Quindi, ha ideato un Napoli in cui tutto passi da lui, dandogli non più le vesti del simil giocatore di rubgy che deve fare fuoco e fiamme delle difese avversarie. Ha invece pensato per lui ad un ruolo di pivot, in cui il belga ha il compito di far risalire i compagni e di giocare anche da rifinitore. Delle funzioni più consone alla sua età e alla sua evoluzione come attaccante.
I risultati? A corrente alternata. Se in alcune uscite Romelu è stato determinante, in altre è invece apparso quasi deleterio. Nella seconda tipologia, Lukaku è risultato essere troppo prevedibile, lo specchio di una squadra incapace di praticare in ogni uscita un calcio fluido. A sua discolpa, va detto che gli si possono imputare davvero pochissimi errori sottoporta. Però, le prestazioni negative rimangono, ritraendo un calciatore sì capace di incidere, ma per cui gli anni pesano ecccome. Soprattutto, a cui bisogna fare affidamento in maniera quasi cieca.
E qui vengono le note positive, che sovrastano le macchie: 14 gol e 10 assist in Serie A nella sua prima stagione. Non male per una formazione che ha concluso il campionato con 59 gol fatti. Alcuni di questi, sono arrivati in match dal grande peso specifico: Roma, Atalanta, Juventus, due volte contro Milan e Fiorentina. L’ultimo poi, il più importante di tutti. Contro il Cagliari di Nicola, lanciato verso l’area di rigore da Rrahmani, il belga è tornato ad essere quello di un tempo: corsa, potenza e difesa avversaria completamente spaccata. La sua rete metterà il sigillo alla partita più pesante di tutte: 2-0 e quarto scudetto in bacheca per gli azzurri. Un gol che ha spazzato via dubbi e maldicenze, che ha visto Lukaku esultare mostrando i muscoli, dando il segnale di essere rinato.
Per la seconda stagione, Conte e il Napoli hanno pensato in grande, portando in squadra il suo grande amico Kevin De Bruyne. Il progetto alla base è ambiziosissimo: Lobotka, Anguissa, McTominay e l’ex City in campo tutti insieme, con Romelu a fare da pivot, garantire equilibrio e offrire capacità di ribaltare il campo. Un’idea talmente sfiziosa da avere addirittura un nome: fab four, come i Beatles. Un sistema nel quale sarebbe ancor più centrale e determinante. Quella che però doveva essere la stagione della consacrazione, termina ancor prima di iniziare.
Nell’amichevole contro l’Olympiacos del 14 agosto, il belga sente dolore alla coscia sinistra a seguito di una tentata conclusione dalla distanza. Il verdetto sarà brutale: lesione di alto grado del retto femorale. Un infortunio tremendo, che lo costringerà a rimanere lontano dai campi di gioco per diversi mesi e che di fatto, sarà il preludio della fine della sua esperienza a Napoli e del progetto fab four.
Nei mesi successivi, il suo sostituto Rasmus Hojlund garantirà un buon numero di gol e un rendimento più costante, strappandogli così il posto da titolare. Allo stesso tempo, il belga non riuscirà mai a trovare la sua miglior condizione. Lukaku non è più al centro del progetto, e quando ciò avviene, ecco che scattano le criticità. Il 26 marzo 2026, dopo aver lasciato il ritiro della nazionale belga (e forse aver intuito che le sue speranze di venir convocato ai mondiali erano ridotte al lumicino) non si è presentato ai regolari allenamenti a Castel Volturno, scatenando l’ira del Napoli e di Conte. Qui, si è di fatto conclusa la sua storia partenopea. Era chiaro a tutti che Romelu avrebbe cambiato squadra in estate.
Quindi, nonostante un buon Mondiale, ecco l’offerta risolutiva del Fenerbahce: 6 milioni di euro più bonus. Un addio che lascia l’amaro in bocca per le modalità, che non rende giustizia al percorso di Lukaku in azzurro. All’ombra del Vesuvio, l’attaccante ha trovato modo di risplendere, di rilanciare una carriera che sembrava terminata. Questo, per sua stessa ammissione dopo il suo ultimo bagliore, risalente al 28 febbraio 2026. In quel sabato, andava in scena Verona-Napoli. Una partita brutta, sporca e complicatissima, bloccata sull’1-1 e risolta da una zampata proprio del belga.
Nel post gara, ai microfoni di Dazn, rilascerà in lacrime le seguenti parole: “Il calcio mi ha dato tanto, perdere mio padre è stato pesante. Vado davanti per i miei figli, mio fratello e per il Napoli che mi ha dato tanto. Prima di arrivare qui ero morto, l’anno scorso abbiamo fatto qualcosa di bello. Quest’anno è stato difficile per noi, ma dobbiamo guardare in alto”. La testimonianza principe di come questo biennio, nel bene e nel male, sarà difficile da dimenticare per entrambi.

