Personalmente l’ho amato tanto per la serietà e l’impegno con cui si calò, a fine estate scorsa, nella realtà azzurra.

Sovrappeso ed in netta parabola discendente (qualcuno si ricorda che giocatore era da giovane?), diventò comunque subito leader in campo e fuori.
Indiscutibilmente, a suon di gol e assist, è suo un bel pezzo dello Scudetto conquistato.

Ha tutta la mia gratitudine quando, in quell’indimenticabile 23 maggio scorso, evitò al popolo azzurro una sofferenza indicibile: un tempo intero da giocare contro un Cagliari determinato e desideroso solo di rovinarci la festa, con il primo posto in bilico e l’Inter che aveva subito archiviato la pratica contro un Como arrendevole.

Romelu segnò come ai vecchi tempi, metà campo palla al piede, in un mix di forza, velocità e tecnica.
La sua gioia sincera e il pianto a fine gara furono quelli di tutti i tifosi.

Tanta sfortuna quest’anno, con un terribile infortunio proprio ai nastri di partenza, dopo che per una volta era tirato a lucido e rinvigorito dall’intera preparazione estiva.
Lunga assenza e guarigione complicata.

Il nostro, però, mentre il Napoli poteva ancora sperare di rivincere il titolo, dopo l’appuntamento con le nazionali, decide unilateralmente di non rientrare a Castel Volturno, ma di continuare a curarsi in Belgio.

Nessuno mi toglie dalla testa che oggi, nei 10 minuti di autonomia che ha, avrebbe potuto segnare in mischia il gol del successo, della speranza.

Rapporto incrinato, frattura insanabile.

Lukaku deve sapere che al tifoso napoletano non interessa se il suo calciatore gioca l’ultimo Mondiale della carriera.
Romelu ha ancora un contratto (oneroso assai): questo suo comportamento fuga ogni dubbio residuo.

Il Napoli deve fare di tutto per trovargli un ricco ingaggio in Arabia.