“A Napoli ho ritrovato la gioia di giocare a calcio”. Parole pronunciate da Rasmus Hojlund all’emittente danese Tv2. Il messaggio è forte e chiaro: il bomber in azzurro si sente rinato. E, in effetti, pare difficile contraddirlo. Nella sua ultima stagione al Manchester United ha totalizzato solamente 10 gol e 2 assist in 52 partite, finendo per diventare uno dei principali responsabili della difficile stagione. Una situazione molto dura, che ha portato la società inglese a decidere di cederlo al miglior offerente. Dopo una trattativa non estenuante ma comunque particolare, Giovanni Manna è riuscito ad avere la meglio rispetto al Milan e al Lipsia su tutte. 6 milioni di prestito più 44 di riscatto, queste le cifre dell’accordo. Una cessione accolta quasi con gioia dalle parti di Old Trafford. Un colpo che invece si è rivelato essere una vera e propria genialata del Ds partenopeo.
In una situazione in cui bisognava rispondere con rapidità sul mercato al lungo stop accorso a Romelu Lukaku non si è fatto trovare impreparato. In casa Napoli c’è ora un attaccante dall’enorme potenziale, ma ancora da rifinire. Conte, fin dal primo momento, ha spinto per “lukakizzarlo”. Dunque, palla addosso, gioco da boa e tanta guerra con i difensori avversari. Non la cup of tea di un centravanti abituato a guardare in avanti e attaccare la profondità innescato da un gran passatore. Forse però, quel lavoro che gli serviva davvero per poter esplodere.
Con la maglia del Napoli e, seguendo le indicazioni del tecnico, Hojlund è rinato. Le cattive voci di Manchester sono solo un brutto ricordo. 14 gol e 4 assist in 37 gare tra tutte le competizioni con la maglia degli azzurri, numeri di prim’ordine. A queste, si aggiunge la vittoria in Supercoppa Italiana che lo ha visto grande protagonista e numerose prestazioni di livello. Non a caso, è sempre tra gli ultimi a gettare la spugna, anche quando il gioco si fa duro.
Un comportamento in campo che riflette al meglio la sua idea di essere rinato. Rasmus non è cresciuto solo nelle prestazioni o nel livello, ma anche nella mentalità. Il suo gioco rivela sia un centravanti moderno e potente, sia un calciatore voglioso di far bene e di sfondare, qualsiasi sia la condizione. Che sia chiamato a far reparto da solo o aiutato da una o più mezze punte, lui c’è sempre. Un segnale forte, che si aggiunge a quello dei tanti giocatori che stanno facendo bene all’ombra del Vesuvio, coloro che sentono di aver ottenuto la possibilità della vita.
Questo, è l’ulteriore aspetto da tenere sott’occhio. Lavorando così, il club può finire per divenire sempre più attrattivo e raccogliere più calciatori. Stavolta però con una consapevolezza diversa: quella di avere una tra le migliori opportunità per la propria carriera. Quella che li può rendere davvero grandi. Non del classico trampolino di lancio, ma l’ambiente capace di rimanere impresso per sempre.

