Venerdì sera — giorno poco amato per disputare il turno di campionato — il Napoli, nel finale della gara contro il modesto Torino, ha potuto finalmente schierare, dopo mesi e mesi di assenze forzate, sia Anguissa che De Bruyne.
Il belga, tra l’altro, non aveva mai giocato nella stessa squadra di club con il connazionale Lukaku, anche lui reduce da un lungo stop e diventato, suo malgrado, l’emblema della malasorte stagionale.
La cosa curiosa è che i due centrocampisti hanno subito fatto sentire la propria presenza, il loro peso specifico nell’economia della squadra, quasi come se non si fossero mai fermati.
E invece, purtroppo, questa stagione passerà agli annali come quella dei rimpianti, della sfortuna e delle troppe circostanze avverse.
Con Romelu Lukaku e due dei quattro centrocampisti titolari, la squadra è sembrata avere tutt’altra consistenza.
E viene inevitabile chiedersi: cosa sarebbe successo se fossero stati disponibili per gran parte della stagione anche Di Lorenzo, Rrahmani, Lobotka, McTominay e Neres?
Probabilmente il Napoli avrebbe avuto un percorso diverso in Champions League e non si troverebbe oggi a dieci punti dall’Inter.
I rimpianti, però, devono essere bilanciati con le responsabilità dello staff tecnico sugli infortuni: prima o poi qualcuno dovrà spiegare cosa sia accaduto quest’anno nella gestione delle rotazioni e nei recuperi dai problemi fisici.
A complicare ulteriormente il quadro c’è stata anche la stagione negativa degli arbitri, che in troppe occasioni hanno penalizzato gli azzurri.
Le gare casalinghe contro Verona e Parma, insieme a quella di Bergamo, da sole sono costate metà del distacco dalla vetta.
Qui finiscono i fatti a discolpa. Perché non si possono dimenticare alcune prestazioni indecenti che, indipendentemente da tutto quanto detto sopra, non avrebbero dovuto esserci.
Le trasferte di Torino, Bologna e Udinese restano le pagine più nere della stagione: nonostante tutti i problemi, il Napoli avrebbe dovuto recitare ben altra parte su questi terreni di gioco.
Detto questo, l’errore da non commettere sarebbe quello di non rinforzare la squadra nella prossima estate, illudendosi di essere già competitivi al massimo una volta superata l’emergenza infortuni.
La rosa ha valore, ma si presenterebbe ai nastri di partenza con un anno in più, dettaglio che fa la differenza in un organico già fin troppo maturo.
Per alcuni giocatori, inoltre, la storia personale è segnata da frequenti stop, un elemento che non può essere sottovalutato.
Da non dimenticare anche la difficile convivenza tra De Bruyne e McTominay, spesso sovrapposti negli spazi in campo, e infine quei buchi di organico mai davvero colmati.
Per questo saranno fondamentali i soldi della prossima Champions League e la valorizzazione degli esuberi di rientro.
Non sarà un’estate semplice per chi dovrà costruire il mercato azzurro. Giovanni Manna?

