È tornato Billy Gilmour. Lo scozzese, fermo ai box per tre mesi e mezzo a causa di una pubalgia, ha ricalcato il rettangolo verde in occasione di Napoli-Roma. Tra l’altro, ha avuto subito modo di rendersi protagonista: è sua la palla data in verticale per Hojlund da cui nasce la rete del 2-2. Dunque, il suo rientro porta non solo un uomo in più a disposizione di Antonio Conte, ma tanti contenuti calcistici. Un recupero fondamentale per una squadra che, a causa dei numerosi stop, fa fatica a cambiare spartito.

Sì, perché il ragazzo cresciuto tra Rangers e Chelsea ha una qualità molto importante che si aggiunge all’inventario degli azzurri: la verticalità. A dispetto del suo omonimo ben più noto David, Billy non è di quelli capace di realizzare assoli sognanti, è invece di approccio più punk. Duro, secco, diretto, senza fronzoli. Tanta legna a centrocampo e numerosi palloni giocati in verticale. Non è il Lobotka che recupera, poi alza la testa e smista come i suoi idoli spagnoli. Gilmour fa lavoro sporco e serve in verticale. In alcuni scenari questo tipo di giocata, specie disponendo di un centravanti come Hojlund, può rivelarsi proficuo.

Il suo ingresso a gara in corso contro la Roma è una piccola sintesi del suo calcio. Entrato al minuto 80, ha subito trovato un corridoio verticale per Hojlund, che ha poi trovato la giusta sponda per Giovane. L’ex Verona ha infine servito Alisson Santos che ha siglato il gol del 2-2. Una rete importantissima per i partenopei, che ha permesso di agguantare un pari fondamentale per consolidare la propria posizione in zona Champions. Un risultato che porta anche la firma di Gilmour, grazie ad una di quelle giocate che non entrano nei tabellini, ma che fanno i campionati.

La sua assenza è stata una delle meno citate tra le tante in questi ultimi mesi. Sia perché i vari Lukaku, De Bruyne ed Anguissa appaiono con più soluzioni nelle gambe, sia perché il numero 6 non sempre è riuscito a brillare. D’altronde, non è semplice rendersi protagonisti in un centrocampo come quello partenopeo ricco di giocatori di qualità. Ma, in questo nuovo sistema disegnato da Conte proprio nei giorni in cui il suo stop era ancora un mistero, può trovare la sua collocazione ideale. Lui che era arrivato con compiti ben diversi, può ora ritrovarsi in un contesto a lui più affine.

Lo scozzese, tra le altre cose, è un pupillo del tecnico, che stravede per lui da quando iniziava ad emergere dalle giovanili del Chelsea. Non è un caso che il suo sia stato uno dei primi nomi da lui richiesto. II Napoli, lo acquisterà l’ultimo giorno del mercato estivo per una cifra di 14 milioni di euro dal Brighton. Lì dove è stato allenato da Roberto De Zerbi, che ha avuto modo di sgrezzarne il gioco e di renderlo un calciatore pronto per grandi palcoscenici. È chiaro fin da subito che il suo calcio possa costituire una variabile di gioco in una squadra che dispone di un play già formidabile: Stanislav Lobotka.

Il compito di Gilmour dal primo momento è quello di crescere alle spalle dello slovacco: un vero top player del ruolo, paragonabile ad un centravanti di 30 gol per la sua capacità di tenere palla e gestire il gioco. Le sue prime prestazioni però, schierato da vertice basso nel 4-3-3, viaggiano a corrente alternata. Nelle uscite in cui è stato chiamato a sostituire Lobotka, ha mostrato sia del talento, sia delle lacune che hanno convinto Conte a lasciarlo in panchina e ad affidarsi all’ex Celta Vigo. Sembra il preludio ad una bocciatura prematura. Ma, il destino ha sorbito per lui una seconda possibilità.

Cade il primo marzo 2025, ed il Napoli si prepara ad affrontare l’Inter al Maradona in quella che può definirsi la partita scudetto. Conte – che ha dovuto fare a meno di Anguissa per infortunio – ha schierato Gilmour dal primo minuto, al fianco di Lobotka. Qui, lo scozzese ha il compito di schermare e ripulire i palloni sporchi al fianco dello slovacco, più libero di agire, con McTominay lasciato più libero di invadere l’area di rigore. È una mediana a 2 atipica che funziona alla grande. Al fianco di Stanislav, Billy trova la giusta collocazione. Verrà sostituito dopo un’ottima partita, lasciando il campo a Billing che siglerà un pareggio di importanza granitica.

Si ripeterà una settimana dopo contro la Fiorentina al Maradona, sempre nello stesso ruolo e con compiti simili. In tutte le uscite successive, non è riuscito a raggiungere quei livelli, il suo apice in maglia azzurra. Ed è qui che cade la sua terza e decisiva possibilità. In questo sistema con un centrocampo a due di partenza, dove Conte vuole due uomini in grado di completarsi, Gilmour può essere un’aggiunta molto importante.

D’altronde, parliamo di un calciatore di scuola britannica. Lì dove il punk ha trovato terreno fertile, lì dove la mediana classica dev’essere composta per legge da due uomini complementari nelle funzioni. Billy rientra perfettamente in questo schema. Schierato al fianco di un calciatore con ottime doti di regia o inserimento, può liberare da compiti più gravosi e così permettere di rendere al meglio. Allo stesso tempo, un maggior aiuto da parte di un calciatore può aiutare lui a non soccombere in fase di non possesso. Quelle due partite, possono essere la chiave per intuire una sua possibile collocazione. Al fianco di Lobotka, ma anche di McTominay o Elmas (tenendo conto di quelli immediatamente disponibili), può mostrare la sua utilità.

Magari non sarà il miglior vice Lobotka possibile, ma Conte potrebbe ritrovarsi in rosa un elemento diverso da quello per cui è stato acquistato. Non un play da 4-3-3, ma un ottimo innesto per una mediana a 2. E, in un momento come questo, il suo ritorno potrebbe essere un vero e proprio colpo di mercato. Non un regista puro, ma un mastino capace di mordere le caviglie, smistare palloni. E a questo, aggiunge una palla verticale che in pochi dispongono. Perché il calcio non è fatto solo da chi sa creare, ma anche da elementi laboriosi capaci di sacrificarsi e contribuire a mantenere l’assetto solido. Poi, magari, a trovare giocate decisive. L’ideale in questo 3-4-2-1.