Stavolta la notte non porta consiglio, non attenua la rabbia ed i cattivi pensieri.
I resti del Napoli ieri hanno perso nettamente sul campo della Juventus, troppo felice ed ingolosita di aver trovato un avversario così malridotto.
Però la fotografia della nostra stagione non è la campagna acquisti cara e sbagliata quasi in toto, o la gestione pessima delle rotazioni – in autunno, quando si potevano ancora fare – oppure quella degli infortuni, a cui non si è data ancora spiegazione ne posto un minimo rimedio.
La stagione, dopo i due punti scippati contro il Verona, si conclude al minuto trentanove allo Stadium di Torino: il Napoli incerottato ed in difficoltà fisica e tecnica si procura un rigore netto, anzi due nella stessa azione, visto che sul cross dalla destra sia Vergara che Højlund sono atterrati dal diretto marcatore. Semplicemente indecente che l’arbitro non abbia visto e che dalla sala VAR non sia stato richiamato.
Chiaro che Højlund, o McTominay, lo avrebbero potuto tirare male, o Di Gregorio pararlo; probabile poi che la Juventus sarebbe nuovamente passata in vantaggio.
Quello che non lo è e non lo sarà mai in Serie A è l’approccio alle decisioni da parte degli arbitri, quando in gioco ci sono le squadre che da sempre vanno per la maggiore.
I tribunali sportivi abbondano di nero su bianco provato e giudicato. Quando non bastano il blasone, lo strapotere economico, i Fondi esteri, i debiti e le ricapitalizzazioni, entrano in scena le decisioni sempre nella stessa direzione.
Si tratta semplicemente della storia del calcio italiano degli ultimi cinquanta e passa anni. Il tricolore finisce sempre sulle maglie a strisce verticali.
Senza andare troppo indietro nel tempo ricordiamo bene cosa è successo nel 2018, nel 2023 il Napoli era 20 punti avanti e non c’era nulla da fare, l’anno scorso si sono accorti troppo tardi che Conte ed il Napoli non mollavano.
Quest’anno appena – nonostante tutti i problemi e gli errori commessi – la squadra azzurra ha dato l’impressione di riuscire a lottare fino in fondo, sono arrivate le decisioni arbitrali sbagliate, sfortunatamente tutte nella stessa direzione, rigorosamente contraria.
Sono semplici dati di fatto, e basta solo avere la pazienza e l’onestà di contare gli episodi favorevoli che da inizio torneo hanno riguardato il duo di testa.
E pensare che fino a pochi anni fa nei salotti buoni del calcio fior di professionisti si sforzavano di essere credibili nel propinare la storiella che a fine stagione le decisioni arbitrali sbagliate si compensavano.
Certo che la pirateria è un problema, come lo sono i troppi stranieri di basso livello, le scuole calcio che non insegnano più a giocare ma solo a contrastare uno contro uno, ad uscire dal basso e ad esasperare il possesso palla in orizzontale. Ma forse non bastano solo questi problemi – gravi e reali senza dubbio – ad aver relegato, ormai da un ventennio, il calcio italiano ai margini del movimento internazionale.

