Ha dell’incredibile quanto sta accadendo quest’anno al Napoli.

Campagna di rafforzamento estiva ricca nei numeri (nove nuovi calciatori) e esageratamente onerosa (quasi 200 milioni in totale), squadra che da mesi fatica a rendere, tra infermeria piena e sempre gli stessi in campo.

Proviamo a capire come ci sia arrivati a questo punto critico e pericoloso – la nuova stagione dipende dagli introiti Champions, inutile negarlo: in mancanza di essi sarà inevitabile un triste ridimensionamento – con delle doverose premesse.

Conte ha potere decisionale assoluto: ha scelto anche colore degli occhi e taglio dei capelli di tutti i nuovi acquisti. Solo De Bruyne è stato un colpo di Manna, voluto dalla società, ma per tutti gli altri il mister ha scelto, garantito, fatto la voce grossa e preteso che arrivassero ad inizio luglio, nonostante le valutazioni esagerate. Sarà lui che dovrà spiegare la gestione della rosa in campo e fuori.

Lo staff, i metodi di preparazione estiva e di allenamento quotidiano, sono sotto il diretto controllo dell’allenatore: è lui che avrebbe dovuto capire cosa sta succedendo e come mai ad ogni gara perdiamo qualche pezzo per strada. Preoccupante poi la gestione dei rientri con il clamoroso caso Neres, pronto contro il Parma e ora out per tutto il resto della stagione, quale esempio peggiore. Al momento a Castelvolturno non hanno le idee chiare, mentre i muscoli dei calciatori continuano a tradire con Mazzocchi e Milinkovic-Savic ultimi a cadere nel vortice.

L’allenatore sceglie gli uomini da mandare in campo e le rotazioni da effettuare. Non è lesa maestà affermare come – ad oggi – tutte le scelte estive, tranne Højlund si siano rivelate del tutto errate, con giocatori che sia tecnicamente che dal punto di vista della personalità, non hanno dimostrato di essere da grande squadra. In campo si sono visti sempre gli stessi anche quando era possibile avvicendarli, ormai sbiadite controfigure e patrimonio tecnico assolutamente depauperato.

Il ragazzo brasiliano del titolo centra e serve da esempio al discorso. Il Napoli può prendere – almeno fino all’estate scorsa – giocatori forti da 25 – 30 milioni di costo del cartellino, se li sbaglia tutti e non ha la possibilità economica di acquistare quelli da 60 – 70 milioni (e Conte sibillinamente lo ha più volte ricordato), tanto vale che provi a scovare i talenti in Brasile ed Argentina o in Belgio, Francia e Olanda, quando sono ancora perfetti sconosciuti. Come fanno l’Atalanta, l’Ajax e tante altre forti squadre, capaci ogni anno di recitare una parte significativa anche in campo internazionale. Inutile prendere un ragazzo di sole belle speranze per 20 milioni, dopo che il Verona lo ha scovato e preso per pochi soldi e lo ha messo in vetrina per appena una manciata di gare in Serie A.

Auspichiamo che il ragazzo cresca in fretta, risolta i problemi offensivi della squadra e ci aiuti a raggiungere la Champions, ma si tratta di una pura speranza, di una scommessa ancora una volta pagata a caro prezzo.

Il Napoli deve imparare a comprare e vendere meglio (i 22 milioni presi per Raspadori non sono certo un affare, rispetto alle cifre spese per calciatori sicuramente meno forti). L’estate prossima sarà calda davvero, con una squadra indubbiamente logora e stanca da rinnovare (Lukaku, Politano, De Bruyne, ma anche Neres dovrebbero far posto a giocatori più giovani), scontenti forti di lunghi e onerosi contratti che ritorneranno alla base (Lang e Lucca), vere delusioni o semplicemente inadatti (Beukema, Gutierrez, Mazzocchi), gente che prima di dimostrare qualcosa in campo crea problemi (Marianucci e Ambrosino) sono solo alcuni dei problemi che la società dovrà seriamente affrontare.

Facile quindi prevedere una rivoluzione in estate, che potrebbe cominciare dalla guida tecnica.