Fanno riflettere le parole di Antonio Conte al termine della gara persa malamente dagli azzurri a Udine. Il tecnico ha palesato la propria delusione per la prova incolore dei suoi uomini, focalizzando gli aspetti critici sulla tenuta mentale dei suoi giocatori, apparsi a tratti impauriti e incapaci di “congelare” il gioco per portare a casa almeno un punticino, che avrebbe fatto molto comodo in classifica.

Parole che, a ben vedere, sorprendono l’osservatore. L’allenatore è colui che plasma il carattere dei propri atleti e li modella in campo in base alle esigenze e ai momenti contingenti della gara. Un tecnico vincente come Conte, che mette ai primi posti concetti come approccio, personalità, capacità di soffrire e spirito di gruppo, dopo quasi 18 mesi di lavoro con questa squadra è il primo che non può accettare una formazione timorosa all’inizio del secondo tempo contro l’Udinese.

Una squadra composta da calciatori maturi, dall’età media elevata e con quasi metà dell’organico stabilmente nel giro delle rispettive nazionali, non può permettersi certi cali di rendimento. Non può restare spiazzata se Zaniolo viene spostato tra le linee. Qui entra in gioco, in maniera evidente, la responsabilità dell’allenatore. E oggi Conte non ha dato il meglio di sé: deve essere il primo a capire e a indicare quando è necessario abbassare i ritmi, compattarsi, magari anche rifiatare attraverso una sana perdita di tempo — pratica ormai utilizzata senza complessi anche da squadre più giovani e meno esperte — evitando un pressing alto tanto dispendioso quanto inefficace.

Il secondo aspetto evidenziato dal tecnico riguarda la condizione fisica, con calciatori stanchi e appannati per i troppi impegni ravvicinati e la scarsità di alternative. Ma di chi sono, se non dell’allenatore, le scelte?

Quella di oggi poteva essere la giornata giusta per vedere Vergara dall’inizio, il ritorno di Politano con una maglia da titolare e Lucca, sfruttando anche la sua particolare motivazione da ex. Ma gli interrogativi non finiscono qui. Di Lorenzo, al terzo/quarto match consecutivo, mostra sempre un calo di rendimento evidente: è davvero possibile che Mazzocchi non possa trovare spazio per qualche partita? Marianucci ha giocato mesi fa contro il Milan — con responsabilità sulle reti rossonere, ma comprensibili — e da allora è praticamente scomparso dai radar del tecnico. In una situazione di emergenza come quella attuale, non avrebbe potuto rappresentare pure lui un’opzione utile?

Sono tanti i punti interrogativi che si accumulano, mentre la stagione, nel frattempo, sta prendendo una piega preoccupante.

Conte deve capire che – indipendentemente dalla sua eventuale permanenza sulla panchina azzurra – i risultati di quest’anno saranno di grande importanza sia per la società (ed i suoi tanti appassionati tifosi), ma anche per il prosieguo della sua carriera di tecnico apprezzato e vincente.