Il Napoli si coccola Kevin De Bruyne. Il fuoriclasse belga ha disputato un match di qualità e corsa contro il Bologna, trascinando la squadra al traguardo. La sua capacità non si può però limitare solo agli episodi: l’ex City gioca da campione sui dettagli, come il battere velocemente una rimessa laterale o il chiedere alla squadra di rimanere alta. Ne parla l’edizione odierna de Il Roma.

Dai gas, Kevin. Perché quando il Napoli ha bisogno di correre, è De Bruyne a premere sull’acceleratore. Contro il Bologna serviva una vittoria, serviva una risposta, serviva soprattutto qualcuno capace di trascinare una squadra che non poteva permettersi un altro passo falso. Il belga ha preso il volante e ha portato gli azzurri fino al traguardo. Il gol vittoria di Lobotka, arrivato su assist di Favasuli, nasce dai suoi piedi. È lì che parte l’azione, è lì che il Napoli comincia a costruire la giocata decisiva. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all’episodio. De Bruyne contro il Bologna ha fatto molto di più: ha dato ritmo, intensità, personalità. Ha fatto quello che fanno i grandi centrocampisti quando la partita pesa: si è preso responsabilità. E ha dato l’esempio. Perché Kevin non gioca da ex campione. Gioca da campione. La differenza è enorme. Non guarda il cronometro, non gestisce le energie per arrivare in fondo con il fiato corto. Va a battere rapidamente una rimessa laterale, pressa il portatore, chiude gli spazi, rincorre l’avversario. E quando vede la squadra abbassarsi, chiede di salire. Vuole il Napoli alto, aggressivo, corto. Vuole che la squadra vada insieme. Sono dettagli che raccontano molto più di una statistica. Raccontano la mentalità di un giocatore che, nonostante una carriera piena di trofei e serate da protagonista, ha ancora la voglia di sporcarsi la maglia. De Bruyne non pretende privilegi. Pretende intensità. E in campo lo fa vedere per primo. Alla fine i crampi lo hanno costretto a lasciare il campo. Era il finale, aveva dato tutto. Una fotografia perfetta della sua partita: qualità, certo, ma anche sacrificio. Perché il talento può accendere una giocata, ma è l’atteggiamento a trascinare una squadra. E forse è proprio questo che il Napoli cercava: un riferimento tecnico, ma soprattutto un riferimento caratteriale. Uno capace di prendere per mano la squadra quando la partita si sporca, quando serve una giocata, ma anche quando bisogna correre qualche metro in più per un compagno”.