Contro il Como, è stato un fuorigioco a prova di righello. A San Siro, contro l’Inter, una mancata conclusione di Anguissa che ancora grida vendetta. Stavolta, contro l’Arsenal, la capacità di non saper rispondere colpo su colpo. Il Napoli, al suo debutto nella Champions League 2026/27, ha rimediato la terza sconfitta consecutiva. A fare la differenza, ancora una volta, sono stati i dettagli. Se nelle precedenti uscite contro le due formazioni lombarde si è trattato di occasioni, questa volta risalta un senso di inferiorità. La prestazione degli azzurri non è certamente da demonizzare, anzi, la partita di Allegri è da considerarsi abbastanza intelligente. Ma, alla lunga, i Gunners sono riusciti a sbrigliare la matassa grazie alla qualità dei propri singoli. Non è sicuramente la tipologia di ko per cui nascono i processi, ma c’è da interrogarsi su un aspetto: la tenuta mentale del gruppo.
Napoli-Arsenal è una gara che si può riassumere in un semplice concetto: difesa contro attacco. Max Allegri ha optato per chiudere qualsiasi spazio agli uomini di Arteta, loro che sono bravissimi a oscillare negli mezzi spazi e a riempire la metà campo avversaria. Un piano partita tutto sommato corretto con il quale i partenopei, pur prendendosi alcuni rischi, hanno tenuto testa agli avversari per i primi 45 minuti di gioco. Mai vi è stata l’impressione di vedere Gyokeres e compagni avere la meglio. Anche sulle palle inattive, punto di forza dei londinesi, la squadra ha dimostrato di essere molto precisa, senza mai andare in difficoltà. Ad aiutare, anche un po’ di fortuna (l’errore di Saka verso la fine del primo tempo è da matita rossa).
Nella ripresa, si è invece sentito il peso dell’enorme divario tra le due compagini. Quell’impostazione fatta di attenzione e sacrificio si è pian piano trasformata in una condanna. Nonostante una grande volontà e applicazione, il Napoli non è più riuscito a ripartire in contropiede, finendo per limitarsi a contenere gli avversari e a sperare nello 0-0 finale. I partenopei, sono poi crollati in maniera definitiva su una conclusione dal limite di Odegaard, nata su un fantastico ricamo di squadra. In ambito Champions cambia davvero poco. Dal punto di vista della prestazione ne esce fuori un gruppo sì voglioso, ma che tende a perdersi nelle solite piccolezze.
Il calendario che ha contrapposto in ordine Como, Inter ed Arsenal non ha certamente aiutato. Ma, le tre sconfitte raccontano un copione pressoché identico: un piccolo o grande dettaglio che ha fatto la differenza. Contro gli uomini di Fabregas degli errori individuali fin troppo marchiani, oltre ad una minor lucidità in attacco. Nella sfida di San Siro invece, sono arrivati i gol ma è mancata tanta lucidità sia davanti che dietro. Al Maradona, contro l’Arsenal, si è vista più attenzione in difesa, ma non la capacità di contrapporsi nel modo giusto.
Non è pretendere che il Napoli dovesse affrontare a viso aperto una formazione reduce da una finale di Champions, ma che avesse la capacità di contrapporsi al netto del piano gara proposto. Questo, è riuscito per solamente un tempo di gara. E mette in risalto come il problema attuale degli azzurri sia quello di non saper piegare i momenti a sé.
L’impressione principale non è quella di vedere una squadra che mira ad avere un atteggiamento più conservativo, ma fin troppo passiva nei confronti dell’avversario. Ha senso in alcune partite aspettare e ripartire, specie con chi concede praterie alle proprie spalle. Anzi, per una formazione con diversi giocatori in età avanzata come il Napoli ha anche senso. Però, manca la capacità di saper ribaltare il fronte, venir fuori alla lunga, o comunque di tener testa mentalmente agli avversari. E questo, è un aspetto comune di tutte le tre sconfitte consecutive: avversarie che hanno avuto la meglio non solo sul risultato, ma sull’atteggiamento e la volontà.
È però presto per fare i primi processi stagionali. Allegri è arrivato da poco sulla panchina azzurra ed ha tra le mani una patata non bollente, di più. Le assenze di McTominay e Buongiorno stanno pesando. Diversi elementi appaiono in ritardo di condizione oppure non capaci di poter fornire le stesse prestazioni delle passate stagioni. E, in tutto ciò, il mancato mercato non ha aiutato. Non sono tre sconfitte consecutive (arrivate in ogni caso contro delle sfidanti di alto livello) a determinare l’andazzo di una stagione. Ma, perdere non fa certamente bene al morale, motivo per cui un riscatto è da ricercarsi subito, già nelle prossime due uscite contro Bologna e Fiorentina.
Fa però specie come in tutto ciò, il meno responsabile sia proprio l’allenatore, forse il più colpevolizzato. La rosa a sua disposizione è incompleta e necessitava di essere rinnovata. Nonostante tutto, la voglia di far bene non manca. Forse, a non esserci sono gli stimoli, i giusti ricambi che consentano a tutti di crescere, non abbassare la guardia e permettere di tirare fuori il meglio di sé. Al momento, più che nei risultati, il vero passo falso è da riscontrarsi in una politica di mercato che, ad oggi, è da considerarsi fallimentare. E che sarà, più di ogni aspetto tecnico-tattico, la principale criticità di un eventuale flop stagionale.