Un Napoli deficitario per le tante assenze è andato in scena nel caloroso stadio del Dragão con tanti dubbi e poche certezze. Sin da subito, infatti, è apparso intimidito dall’atteggiamento aggressivo degli avversari e, non a caso, è partito il valzer dei gialli: ben quattro solo nel primo tempo, cominciando dal primo minuto con Vergara, immediatamente in difficoltà dovendo coprire tutta la fascia sinistra.
D’altro canto, i portoghesi di Farioli hanno iniziato la gara con lo spirito giusto: veloci e subito bramosi di segnare. Non è passato, infatti, molto tempo prima della prima rete. E qui si apre un tema: la difesa a zona è il tallone d’Achille del Napoli. Ennesimo gol subito lasciando l’avversario completamente libero di tirare, senza alcuna marcatura. L’illusione del pareggio di McTominay ha dato una parvenza di speranza agli azzurri che, obiettivamente, hanno giocato discretamente, impensierendo la porta difesa da Diogo Costa, incolpevole sulla rete del numero 8.
Nel secondo tempo non c’è stata storia: i cambi provvidenziali e la tenuta fisica decisamente superiore hanno distrutto la squadra di Allegri che, a questo punto, non può non rischiare la panchina. Sei milioni per vedere il Napoli marcare a zona in maniera davvero imbarazzante, non leggere i momenti in cui la squadra ha bisogno di energie fresche, seppur limitate, né essere in grado, finora, di puntare sulla testa dei suoi uomini, come invece faceva Conte nei momenti di difficoltà. È giusto che il presidente trovi il coraggio di fare scelte non consuete, ma che possano salvare la faccia del club, soprattutto in un anno così importante. Il poker del Porto, che ha vinto per la prima volta in Champions in questa stagione, è un’umiliazione troppo forte e non può avere scusanti di alcun genere. Il terzo gol è stato la fotocopia del primo; Rafa Marin ha commesso un gesto di frustrazione e si è fatto malamente espellere, regalando un rigore al novantesimo.
Insomma, non funziona nulla e non sembra che ci sia sereno all’orizzonte.
È tempo di prendere decisioni, già a novembre, prima di compromettere definitivamente una stagione iniziata con il piede sbagliato.