Porto-Napoli: dove il calcio inizia dal porto e dalla sfida agli altri

Scritto il 03/11/2026 alle 12:55
da Vincenzo Scotto

Due città di mare, due squadre nate contro una capitale. Porto contro Lisbona, Napoli contro il Nord.

Ci sono squadre che nascono in una capitale e squadre che invece nascono contro. Porto e Napoli appartengono a questa seconda categoria.

La prima nasce all’ombra di Lisbona, ma non per questo si percepisce come inferiore. Non è solo la città del celebre vino, ma è fatta anche di granito, fabbriche, nebbia sull’Atlantico. Un luogo di operai che hanno costruito prima navi e poi una squadra per battere la Capitale, lì dove imperano non solo il fado e il denaro, ma anche il Benfica e lo Sporting Clube de Portugal. I Dragoes nascono nel 1893 e, per lunghi anni, rimangono una realtà quasi marginale ai vertici del calcio lusitano. Poi, la direzione del club passa dal 1982 al 2024 all’imprenditore Pinto da Costa, e da qui la musica cambia. Nei suoi 42 anni da presidenza, la società conquista ben 69 trofei, tra cui due Champions League ed una Coppa Uefa. Due di queste, per merito di un ancora poco celebre José Mourinho, da lui pescato nel gennaio del 2002. Un lavoro che segue un’idea fissa: Porto non deve chiedere il permesso a Lisbona.


Napoli è invece la terza città d’Italia, ma non si è mai sentita inferiore alle altre. È fatta di tufo, mare aperto, e della spietata convivenza con un Vulcano. Una città di popolo che ha visto susseguirsi tanti Re, ma che ha sempre tifato per chi li sfidava. Gli azzurri nascono ufficialmente nel 1926 rimanendo esclusi dai vertici della classifica per gran parte della loro storia. Poi, nel 1984 arriva Maradona, uno che non ha certamente paura di puntare il dito contro i potenti. Napoli non vuole togliere titoli e prestigio Roma, ma a Torino e Milano. Le grandi del ricco Nord che per l’Italia produce, decide. Un sentimento rafforzatosi quando alla guida è salito un altro imprenditore con una visione differente rispetto agli altri: Aurelio De Laurentiis. Un ventennio che ha visto gli azzurri poter sedere costantemente al tavolo delle grandi senza chiedere il permesso.

Questo, è anche il racconto di due città di porto: quello di Leixoes e il porto di Napoli, tra i più grandi e importanti d’Europa. Posti dove arrivano le merci, si parla con le mani, dove si è abituata a vedere gente arrivare e partire. Questo, rende le due tifoserie simili: accoglienti fuori, diffidenti dentro. Fuori dal campo, i portuensi sono soliti offrire un bicchiere di Porto, ma allo stadio non ci sono mezze misure: fischi per 90 lunghi minuti. Discorso molto simile per i partenopei, che han fatto del Maradona il loro fortino e del caffè un rituale d’accoglienza.

I due club, oggi grandi, hanno messo su due modelli di sostentamento.
Il Porto è una fabbrica, il club che più di tutti ha coniugato la tradizione commerciante dei portoghesi al mondo del calcio: comprare a poco in Sud America mediante una struttura di scouting organizzatissima, far crescere al Dragao, rivendere ai top club Europei a prezzo maggiorato. Ne sono un chiaro esempio Falcao, James Rodriguez e Hulk. Tutti passati da Oporto prima di diventare stelle. Il Porto non trattiene, trasforma. E con i soldi accumulati, reinveste e rivince.
Il Napoli è l’opposto, punta a trattenere. Quando Napoli prende un giocatore, gli chiede di diventare napoletano, uno di loro. Non basta giocare bene, tocca capire in quale luogo della Terra sei finito. Giocatori come Maradona, Hamsik, Mertens, e ora Di Lorenzo non sono solamente passati a Napoli, sono diventati parte del suo folklore.

Tanto differenti quanto simili sono i due impianti di riferimento: il Do Dragao e il Maradona. Il primo è più moderno, costruito per l’Europeo del 2004, dotato di 50.000 posti, una splendida copertura e un’acustica da mettere i brividi. Il Maradona è invece più vecchio ma più grande, con 54.000 posti e aperto sul cielo, con l’imperante Vesuvio sullo sfondo. Se il primo è teatro, il secondo è arena. Entrambi, sono accompagnati da una curva che funge da vero e proprio dodicesimo uomo in campo. I primi, possono godere dei Super Dragoes dal 1986. I secondi, di ben due Curve: la A la e B dagli anni ’70. Tifoserie che condividono il valore del non voler vivere solamente di coreografie, ma di tenere in piedi la squadra quando perde ed ha bisogno di sostegno.

Per concludere, Porto e Napoli sono due squadre che non necessitano di vivere di simpatia. A Lisbona detestano i Dragoes, coloro che vogliono rubare lo scettro alla capitale. Al Nord Italia non vedono di buon occhio i partenopei, la plebaglia che, per fin troppo tempo, vuol soggiornare in paradiso. E ad entrambe va bene così. Due città tanto lontane quanto accomunate, due modi di stare al mondo molto differenti, ma per certi versi simili e accomunati in un concetto cardine: noi contro di voi.