Il Napoli ha disputato un ottimo primo tempo, creando numerose occasioni da gol e mostrando qualità e intensità, pur concedendo qualche brivido nel finale. Ne è venuta fuori una partita vivace, combattuta e decisamente spettacolare. A illuminare la prima frazione della serata è stato soprattutto Frank Anguissa, autore di un autentico gol capolavoro. Una prestazione che ha ricordato il centrocampista dominante ammirato nei suoi momenti migliori.
Nella ripresa, però, gli azzurri hanno progressivamente arretrato il proprio baricentro, lasciando campo e iniziativa agli avversari. Il pareggio, minuto dopo minuto, è diventato quasi una sensazione inevitabile. Una dinamica che, onestamente, sembrava scritta nello sviluppo della gara.Pesano anche le scelte dalla panchina. In campo c’erano giocatori evidentemente senza novanta minuti nelle gambe, eppure soltanto intorno all’80° minuto sono arrivati due cambi praticamente obbligati. È qui che emerge una delle criticità più evidenti di questo Napoli: la difficoltà nel fare tesoro degli errori già commessi. La lezione impartita dall’Inter, evidentemente, non è bastata.
Nelle ultime tre stagioni il Napoli ha avuto un punto di riferimento costante: Scott McTominay. Un campione assoluto, capace di caricarsi la squadra sulle spalle in una delle versioni meno performanti dell’era De Laurentiis. Vederlo trascinare il gruppo e conquistare uno scudetto così bello è motivo di enorme soddisfazione per tutti i tifosi.
Resta però l’amarezza per un’occasione sprecata. Perché se una partita giocata così bene viene gettata alle ortiche, è inevitabile interrogarsi su quanto lontano questa squadra possa davvero arrivare.