La stagione volge al termine ed è già tempo di bilanci e proiezioni per la nuova annata.
Anche stavolta, il post-Scudetto è stato fatto di poche luci e molte ombre.
Questa, ormai, è una costante della centenaria storia azzurra.

Dopo la conquista del titolo solo delusioni

La stagione 1987-88, quella successiva al primo trionfo di Maradona, cominciò con la sentenza del Real Madrid al primo turno di Coppa dei Campioni (all’epoca turni secchi, nemmeno l’ombra dei gironi “soft” attuali). Proseguì con una squadra che, per qualche mese, spinta in attacco dal trio delle meraviglie (Maradona, Giordano e Careca), sembrava inarrestabile, per poi cedere di schianto nel finale al primo Milan di Berlusconi.

Ancora più deludente fu il dopo secondo Scudetto: la stagione 1990-91 cominciò con l’illusione della Supercoppa, ma continuò con l’eliminazione prematura ai rigori in Coppa dei Campioni e si trascinò stancamente tra i problemi dell’ultimo Diego e una squadra logora, ormai in disfacimento.

Più di trent’anni dopo, anche il trionfo della banda Spalletti è stato seguito da una stagione, stavolta davvero horror: cominciata con una campagna acquisti ridicola, condotta da tre allenatori che non ci hanno capito nulla e culminata con un anonimo decimo posto.

Infine, anche stavolta, dopo l’incredibile successo di Conte targato 2024-25, la nuova stagione — che vedeva il Napoli tra i favoriti, dopo una roboante campagna acquisti — è scivolata tra gioco scialbo, delusioni e infortuni a catena.
Certo, il posto per la prossima Champions League è ossigeno puro per le casse societarie; la conquista della Supercoppa rappresenta un altro trofeo per rimpinguare il magro palmarès. Tuttavia, sono troppi gli interrogativi che si profilano all’orizzonte.

Conte è questo: inutile aspettarsi cose differenti

Il Napoli non gioca bene e non diverte. Inutile accampare scuse: la manovra è lenta e orizzontale, la squadra tira poco e male in porta.

L’anno scorso la difesa era impenetrabile e, alla fine, risultò la migliore d’Europa. Stavolta, invece, sono tanti i gol subiti e pochi quelli realizzati.

Conte ci tiene a ricordare il suo status di vincente, di allenatore da primo o secondo posto. Ma ciò vale solo in questa Serie A dimessa e povera di idee e talenti, complice una Juventus e una Roma svegliatesi tardi e un Milan messo addirittura peggio degli azzurri.
La verità è che, anche stavolta, non è stato difeso lo Scudetto cucito sulle maglie: la vittoria dell’Inter non è mai stata realmente in discussione.

In campo internazionale, poi, la figuraccia di quest’anno è stata epocale e, ancora una volta, Conte non si è distaccato dall’etichetta di allenatore incapace di gestire il doppio impegno.

Occorre decidersi e il prima possibile

Il mister — si dice — chiederà garanzie su strutture (stadio e centro sportivo) e sulla campagna acquisti.
Il presidente, dal canto suo, avrà molto da obiettare: tra giocatori strapagati ma impalpabili, gestione delle rotazioni e degli infortuni, senza dimenticare i rapporti tesi con lo staff medico.

La sensazione è che continuare insieme significhi, quasi certamente, farsi del male.

Il Napoli non può permettersi a lungo le richieste del tecnico. In estate sarà necessario svecchiare la rosa e alleggerire il monte ingaggi. Si tornerà a parlare di prospetti da valorizzare.

Troppi i bocciati di questa stagione e la maggior parte farà ritorno alla base.

Conte accetterà?
La società non è nelle condizioni di metterlo alla porta, considerando un ricco terzo anno di contratto da onorare, ma non può nemmeno ignorare il gioco scadente, i troppi calciatori prima voluti e poi accantonati e svalutati.

Forse è davvero il momento di voltare pagina, lasciandosi con stima e rispetto. Nessuno potrà cancellare uno Scudetto conquistato con fatica, una Supercoppa e la qualificazione in Champions.

L’ultima parola spetta al presidente. E, stavolta, il compito non è affatto semplice.