Per le note assenze, la squadra schierata ieri l’altro al Bentegodi difficilmente, nell’arco di un intero campionato, riuscirebbe a conquistare un posto utile per l’Europa League. Nasconderlo non serve: fotografa il momento complicato e gli interrogativi che pesano sul prossimo futuro del Napoli.
Facciamo un giochino. Se agli undici visti a Verona sostituiamo Politano con Di Lorenzo, Juan Jesus con Rrahmani, Elmas con Anguissa, Alisson Santos con McTominay e Vergara con Neres, otteniamo l’undici che ha vinto il titolo. Ma con due anni in più sulle spalle e con la certezza che le seconde linee non siano all’altezza.
Il Napoli è oggi una squadra di trentenni — o giù di lì — logorati da tante battaglie (Di Lorenzo, Rrahmani, Lobotka, Anguissa, Neres, Lukaku) e di alternative ormai in fase calante (Politano, Spinazzola) oppure apparse inadeguate (Juan Jesus, Oliveira, Mazzocchi, Giovane).
Nel gioco delle coppie, dovesse restare Antonio Conte, le uniche caselle già complete e realmente affidabili sembrano essere quelle dei portieri (Meret e Milinkovic-Savic) e dei due centravanti (Højlund e Lukaku).
Serve un lavoro fatto bene in estate, tra esuberi da sistemare e risorse inevitabilmente più limitate rispetto alla scorsa campagna acquisti.
Andrà valorizzato al massimo ciò che già c’è in casa: è lecito auspicare che la prossima sia la stagione della definitiva consacrazione di Beukema, Gutierrez, Vergara e Alisson Santos.
Doveroso, poi, colmare le ormai croniche lacune a centrocampo e sull’esterno basso di destra. Il Napoli non dovrà più essere la squadra che, in assenza di Di Lorenzo, non spinge a destra; senza Rrahmani subisce sistematicamente almeno una rete a partita; e, orfana di McTominay, perde forza in mezzo al campo e soluzioni offensive.
Potrebbe arrivare anche il momento di qualche doloroso addio — Lobotka o Anguissa — mentre resta da chiarire la posizione di Kevin De Bruyne.
Il belga, tornato da poco a Napoli e — sembra — tirato a lucido in vista della rassegna mondiale, avrà voglia e stimoli per calarsi, stavolta definitivamente, nella realtà azzurra?
Attorno al nome del fuoriclasse si può costruire una squadra, a patto che il serio infortunio non abbia lasciato scorie e che il trentaquattrenne abbia ancora l’ambizione ela volontà di impegnarsi corpo e anima per la causa azzurra.