Clamoroso quanto accaduto oggi pomeriggio a Bergamo.
Due errori incredibili del direttore di gara indirizzano in modo decisivo il risultato e rovinano l’ennesima domenica a chi tiene ai colori azzurri e a chi ama il gioco del calcio.

Raccapricciante la gestione degli episodi da parte dell’arbitro.

Nel primo tempo, con gli azzurri in vantaggio grazie al colpo di testa di Beukema, Højlund prova a divincolarsi in area, ma trova l’opposizione di Hein che, con le gambe, lo ostacola fino a provocarne la caduta. Chiffi vede il fallo e fischia il calcio di rigore, non clamoroso ma netto.

I colleghi al VAR lo richiamano (perché?) e l’arbitro, dopo aver visionato l’episodio al monitor di campo, decide di annullare la massima punizione.

Ci è stato sempre detto che il VAR deve intervenire solo nei casi di “chiaro ed evidente errore”. In questo caso, Hein ostacola fallosamente il centravanti azzurro e la valutazione dell’intensità del contatto spetta all’arbitro di campo. Perché il VAR interviene allora?

Perché a Chiffi viene mostrata solo l’immagine da dietro, mentre l’altra angolazione — trasmessa dalle TV nei replay — evidenzia chiaramente come con le gambe il difensore cerchi il contatto per frenare l’attaccante che lo sta superando?

L’arbitro si supera a inizio ripresa: stessi protagonisti, con Højlund che sull’out destro sfugge all’atalantino e crossa al centro, dove Gutiérrez, ben appostato, la mette dentro. L’arbitro fischia — con netto ritardo — una presunta infrazione del danese che, dalle immagini rallentate, sembra del tutto inesistente.

Perché stavolta al VAR tutto tace? Perché Chiffi fa riprendere il gioco in tutta fretta senza approfondire?

Non funziona più la narrazione secondo cui gli arbitri italiani sarebbero semplicemente scarsi. C’è un problema enorme di rispetto delle regole e di uniformità di giudizio, indipendentemente dal colore delle maglie.

Il Napoli oggi ha perso tre punti — ne meritava almeno uno, al netto dei propri errori e delle proprie sfortune — ma la classe arbitrale recita l’ennesimo episodio inspiegabile, ambiguo, incongruente rispetto al protocollo, che getta un’ulteriore ombra sulla regolarità del sistema.

Al di là della passione per i propri colori, chi ha assistito oggi a Atalanta–Napoli non può dirsi soddisfatto. Di questo passo non si va lontano, e non solo in termini di risultati sportivi, con i grandi club italiani bastonati in Champions e con Gattuso che non sa più a quale santo votarsi per battere la “terribile” Irlanda del Nord.

Così si mina alle fondamenta la credibilità del sistema, mortificando e allontanando la passione delle nuove generazioni.