Il Napoli campione d’Italia in carica è fuori dalla Champions League. In 8 partite, gli uomini di Conte sono stati capaci di tutto ed il contrario di tutto. Si è passati da errori grossolani ad episodi che hanno fatto pensare di osservare una squadra di grandissimo livello. Soprattutto, questa serie di partite lascia numerosi rimpianti, la parola chiave di tutto il percorso. Con un pizzico di lucidità in più, gli azzurri avrebbero potuto raggiungere una tranquilla qualificazione alla fase successiva. Non necessariamente vincendo in ogni dove, ma raccogliendo quanto prodotto dove era possibile. E, di occasioni ghiotte, ce ne sono state tante.
Il giorno dei sorteggi, in tanti avevano tirato un sospiro di sollievo: Manchester City, Chelsea, Benfica, Eintracht Francoforte, Sporting Lisbona, Psv, Qarabag, Copenhagen. Un sorteggio non benevolo, ma assolutamente alla portata. Il calendario, ha poi posto le due teste di serie rispettivamente alla prima e all’ultima giornata. Una situazione che consentiva ai partenopei di poter sistemare i conti nelle sfide di mezzo ed ottenere un passaggio di turno senza troppi affanni. E, con i giusti incastri, anche sognare la top 8. Il rettangolo verde, ha però decretato un’eliminazione che sa di fallimento.
Il primo grande rimpianto lo si ha già nella prima giornata, contro il Manchester City di Pep Guardiola. Gli Sky Blues, reduci da una stagione negativa, sono in piena ricostruzione, con l’obiettivo di creare un nuovo dream team fatto non solo di fuoriclasse, ma anche di giovani promettenti pronti a dominare in futuro. Una situazione che può portare a compiere dei passaggi a vuoto. Con un Napoli voglioso di far bene in Champions, l’ipotesi impresa appare complicata, ma non remota. I primi minuti, lasciano immaginare un incontro combattuto, in cui Conte ha intimato di sfidare gli avversari con coraggio e a petto in fuori. Un piano che però salta dopo 20 minuti circa. Motivo? L’espulsione di Giovanni Di Lorenzo per un fallo da ultimo uomo su Erling Braut Haaland. Il primo di tanti rimpianti.
Un rosso che ha obbligato il tecnico a sostituire il grande ex Kevin De Bruyne e a giocare arroccato in difesa per il resto del confronto. Il risultato è una partita di grande cuore, dove i partenopei riescono a reggere gli assalti del City per quasi un’ora, per poi cadere per mezzo delle reti di Haaland e di Doku. Una sconfitta che lascia il primo di tanti di quegli episodi che sovente tolgono ore di sonno. Ma, che allo stesso tempo, lascia presagire che il Napoli in Champions c’è e può giocarsela anche con le primissime della classe. Poi, chissà come sarebbe potuta finire senza quel cartellino…
L’appuntamento con la vittoria è dunque rimandato alla seconda sfida, in cui l’avversario è lo Sporting Lisbona. Il Maradona è quello delle grandi notti, così come lo sono gli azzurri. La partita è tattica, bloccata, di quelle dove vengono fuori una manciata di occasioni e nulla di più. Ma, l’approccio è perfetto e, nei pochissimi palloni disponibili, Rasmus Hojlund è stato abilissimo a farsi trovare pronto, siglando una doppietta. Da citare la grande prestazione di De Bruyne, autore di due assist e la paratona nel finale di Vanja Milinkovic-Savic sull’ex Lecce Hjulmand. Un successo che lascia pensare ad una qualificazione alla portata, e ad una squadra capace di gestire il doppio impegno.
Qui però, il rimpianto è postumo. I lusitani infatti, si sono classificati settimi al termine della League Phase. Direttamente agli ottavi. Proprio la squadra che è stata sconfitta dagli uomini di Conte, poi eliminati, al termine di una grande prova. Certo, non è ora di comparare ogni partita. Queste, andrebbero sempre analizzate caso per caso. Ma, dopo l’eliminazione, l’idea è chiara: se il Napoli ha battuto in quel modo una futura top 8, le carte per passare quantomeno ai playoff c’erano tutte. Riavvolgendo il nastro ad ottobre, nemmeno i più folli avrebbero pronosticato dei risultati del genere. Il peggio però, doveva ancora arrivare.
La gara con il Psv Eindhoven, a primo impatto, non ha dato idea di possibili disastri all’angolo. Eppure, qualcosa nei partenopei stava venendo meno. Il 4-1-4-1 proposto da Conte mostrava le sue fragilità, così come si arrivava dall’aver rimediato una brutta sconfitta contro il Torino. Tuttavia, alla luce dei primi due incontri, la trasferta olandese non preoccupa. Gli uomini di Bosz appaiono meno forti rispetto alla scorsa stagione, specie dopo aver ceduto alcune pedine di livello come Noa Lang. I primi minuti di gara sembrano confermare le premesse della vigilia, tanto che gli azzurri riescono a sbloccare il risultato grazie ad una capocciata di Scott McTominay. Il prosieguo però, è un black out che ha dell’inspiegabile.
Al termine del primo tempo, i biancorossi hanno già ribaltato il risultato: 2-1 approfittando di due pasticci difensivi. Il disastro, si compirà nella ripresa, dove il tabellino segnerà 6-2 per i padroni di casa. Una sconfitta pesantissima, nella quale il Napoli è stato dominato in lungo ed in largo dopo lo 0-1, finendo anche per perdere la testa con il passare dei minuti. I segnali che qualcosa non andasse c’erano eccome, ma si sono palesati con tutto il loro impeto in questo match. Inutile dire, uno dei rimpianti principali riguarda proprio questa sfida, approcciata anche bene, ma finita come peggio non si può.
Qui, per la prima volta, qualcosa cambia. La competizione, che inizialmente sembrava essere il terreno di conquista di De Bruyne e compagni, apparsi in difficoltà in campionato, diviene assai più ardua. Da questo momento in poi, le gare internazionali presenteranno fin troppe problematiche. Se con City e Sporting si era vista una squadra attenta e vogliosa, in quelle successive questi aspetti verranno fortemente meno. A questo, si è inevitabilmente aggiunta l’enorme sequela di infortuni, che non ha fatto altro che peggiorare le cose, soprattutto con il doppio impegno da affrontare. N.B., gli olandesi hanno concluso la loro Champions con 8 punti, gli stessi del Napoli.
Il quarto confronto, disputato contro l’Eintracht Francoforte al Maradona, rappresenta uno dei principali rimpianti della Champions del Napoli. I tedeschi sono una formazione tutt’altro che irresistibile, in particolar modo in fase difensiva. A primo impatto, sembra una di quelle partite in cui gli uomini di Conte possono aspettare dietro per poi approfittare dei buchi lasciati dagli avversari. Il campo però, darà tutt’altro verdetto.
Al contrario di quanto si potesse pensare, è il tecnico avversario Dino Toppmoller ad aver preparato una partita più accorta: palla agli avversari, blocco basso e contropiede quando possibile. Gli azzurri, in un momento in cui gli infortuni iniziano a farsi sentire, non riescono mai a sfondare la retroguardia degli ospiti. Anzi, al termine del match le occasioni reali saranno ben poche. Lo 0-0 finale sa di opportunità non sfruttata, un risultato da non dormirci la notte. L’occasione era grandissima ed è stata buttata al vento. Uno degli incontri che simboleggia più di altri il fallimento degli azzurri in Europa. N.B., questo sarà l’ultimo punto ottenuto dal Francoforte nel torneo.
Per la quinta uscita, l’avversario è il modesto Qarabag. Gli azeri però, hanno disputato un ottimo cammino, tanto da essere addirittura sopra il Napoli nella classifica generale. A questa partita, la formazione arriva con il vento in poppa. Il nuovo 3-4-2-1, disegnato da Conte per sopperire all’emergenza infortuni, ha dato nuova linfa alla squadra. Calciatori come Neres, inizialmente poco impiegati, hanno trovato spazio e minuti. Il brasiliano sarà uno dei protagonisti della partita, creando enormi pericoli alla difesa avversaria. Anche questa sfida però sembra essere maledetta. Il gruppo c’è, ma il pallone non vuol saperne di entrare.
Ma stavolta, a differenza di Psv ed Eintracht, c’è un nuovo spirito e voglia di vincere. Questa insistenza porterà i padroni di casa a trovare la rete dell’1-0 con McTominay. Il match finirà poi 2-0 in scioltezza. La qualificazione sembra virtualmente in cassaforte. Di rimpianti stavolta ce ne sono ben pochi, eccezion fatta per i pochi gol fatti. In un format dove la differenza reti è il primo criterio valutato a parità di posizione, segnare tanto è strettamente necessario. Però, ora che è il momento di commentare la debacle dei napoletani un rimpianto sale eccome: davvero non si poteva proporre questa forza di volontà anche nelle uscite successive? Sarà un fattore da tenere a mente in particolar modo nella prossima gara.
Stavolta si va in scena a Lisbona contro un Benfica in grande difficoltà. Gli uomini di Mourinho, storico rivale di Conte, sono reduci da un cammino in Champions assai complicato (culminato però con una qualificazione da film). Ma, giocare in uno stadio come il Da Luz non è mai facile. Un ambiente come quello non rappresenta solo un punto di forza per i padroni di casa, ma anche un problema per gli avversari, che potrebbero venire travolti da tale foga. Il Napoli, arriva al match con ancora più entusiasmo rispetto al successo con il Qarabag. Le vittorie contro Roma e Juventus hanno mostrato un volto rinnovato ad una squadra che sembrava aver esaurito le carte a propria disposizione.
Lo sforzo delle gare precedenti però, ha presentato il conto proprio contro i lusitani. L’incontro terminerà infatti con una sconfitta per 2-0. La squadra sta iniziando a pagare l’enorme dispendio di energie fisiche e mentali. Non è semplice reggere così tanti impegni con un ristretto gruppo di uomini a disposizione. Ciò che però colpisce non è solo il ko in sé, ma la poca volontà dimostrata. Se con gli azeri c’era stata voglia di ottenere una vittoria in una partita che sembrava stregata, qui è avvenuto il contrario. Alla prima difficoltà, la squadra è venuta meno. Quasi come se la gara non fosse stata preparata. Questo è il principale rimpianto, aver visto poca capacità di battaglia. Una problematica che non è certamente capitata la prima volta in stagione e che non può essere giustificata solo con gli infortuni. Alla luce dell’eliminazione finale, quest’aspetto va sottolineato con la matita rossa.
Nonostante la battuta d’arresto di Lisbona, ci sono ancora tutte le carte in regola per qualificarsi quantomeno ai playoff. La settima sfida poi, vede i partenopei fronteggiare l’abbordabile Copenhagen (curiosità, CopenaGHen è il nome della città in italiano, CopenHAgen quello della squadra, oltre che della capitale danese in diverse lingue). La trasferta in Danimarca in pieno gennaio, lì dove il freddo si fa particolarmente sentire, sembra essere l’unico grattacapo. Finirà invece per essere il rimpianto principale della Champions League del Napoli.
Gli azzurri, stremati e falcidiati dagli infortuni, arrivano a questa partita in un pessimo momento di condizione generale. Ma, nonostante tutto, l’approccio alla gara è positivo. Fin dal primo momento, gli uomini di Conte schiacciano gli avversari, costringendoli alla fase difensiva. Questa, sembra essere messa nel giusto binario grazie a due episodi: il rosso a Delaney e il gol del solito McTominay. All’intervallo, il Napoli è avanti per 1-0 contro un’avversaria sulla carta inferiore ed in superiorità numerica. Ora, l’idea è quella di dilagare, così da sistemare anche la differenza reti e correre il meno rischi possibile contro il Chelsea.
Il secondo tempo di Copenaghen però, è una fotografia del pessimo periodo che stanno vivendo Hojlund e soci. La squadra entra in campo con troppa leggerezza, come se la vittoria fosse già acquisita. Chiaro, in un momento così duro, non si può pensare di spingere sempre al massimo per 90 minuti. Ma, andando in fase di gestione, bisogna mantenere la concentrazione per evitare brutte sorprese. Tutto ciò che non è riuscito ai partenopei, lentamente incappati nella paura. E, in una competizione come la Champions dove nessuno ti regala niente, un atteggiamento del genere è lesa maestà.
La frittata non è tardata ad arrivare: calcio di rigore per il Copenhagen. Un fallo ingenuo di Buongiorno su Elyonoussi ha immediatamente rimesso in discussione una partita che sembrava già vinta. Dagli 11 metri, Larsson prima sbaglia ipnotizzato da Milinkovic-Savic, per poi segnare su ribattuta. Un gol che sa di beffa. Nel finale, Conte le prova tutte per portare a casa una vittoria fondamentale, ma il risultato non cambierà. Al Parken è 1-1, ed ora i rimpianti sono grossi.
C’era un’occasione grandissima, sfuggita per una sciocchezza evitabile. Guai però a far ricadere le colpe su Buongiorno o Milinkovic-Savic, a Copenaghen è stato sbagliato tutto. Dal 46′ in poi, sono venuti tutti meno, non solo gli incriminati. E di certo, non c’è bisogno di Neres e De Bruyne per battere la quinta forza del campionato danese in 10. Anche nell’ambiente le preoccupazione sale: questa partita, in un modo nell’altro, andava portata a casa. Un rimpianto ancor più grosso dello 0-0 casalingo contro l’Eintracht, che appariva fino ad allora come l’errore per eccellenza, senza dimenticare il Psv.
Ora, a 90 minuti dal termine, il Napoli campione d’Italia è venticinquesimo e fuori dalla Champions League. La gara casalinga con il Chelsea ha un solo imperativo: vincere. Ma, con una situazione infortuni che è diventata ancor più seria e una squadra sfinita, il compito sarà una vera e propria impresa. Liam Rosenoir poi, nuovo tecnico dei Blues, ha riportato sulla retta via una squadra in difficoltà, ora a caccia della top 8 nel girone.
Una per la qualificazione diretta agli ottavi, l’altra alla ricerca dei playoff. Una serata che chiede di vedere quella formazione capace di reagire davanti ai problemi. Dopo il 6-2 con il Psv infatti, c’è stato il 3-1 con l’Inter. La sconfitta con il Bologna ha portato Conte a cambiare modulo e ad inanellare una striscia di vittorie inattesa. Al pesante ko subito contro l’Udinese è seguito il trionfo in Supercoppa. Ora, dopo un brutto 3-0 rimediato contro la Juventus, c’è bisogno di una nuova scossa, di quelle a cui questa squadra ha abituato, per evitare un’eliminazione che sarebbe un vero e proprio fallimento.
La notte del Maradona, per certi versi, sembrava ricalcare quella del Napoli-Chelsea del 2012. Allora, fu un 3-1 che sa di leggenda, con Lavezzi e Cavani in stato di grazia. Stavolta, a fare le loro veci c’erano Antonio Vergara – autore di un gol pazzesco – e Rasmus Hojlund, abile a siglare una rete da centravanti puro. In quell’occasione, i sogni svanirono a Stamford Bridge, dove la sfida di ritorno degli ottavi di finale finì con una sconfitta per 4-1, su cui poi i Blues costruiranno la vittoria della coppa dalle grandi orecchie. Qui invece, sono bastati 45 minuti per ribaltare le sorti. La doppietta di Joao Pedro ha spento ogni speranza di playoff, che erano certi alla fine del primo tempo. Insomma, per un Pedro che dà, ce n’è uno che toglie.
Questa sfida, ha una morale che comprende tutti i rimpianti raccontati in precedenza: il Napoli è una squadra da playoff e con la capacità di dare filo da torcere alle big, ma ha gettato tutto al vento con un cammino europeo molto negativo. Ed ora che c’è voglia di ribaltare le sorti, è troppo tardi. E la Champions ha presentato un conto amarissimo. Con il Chelsea è arrivata una sconfitta immeritata, a seguito di una prestazione enorme, generosa, da applausi. La compagine però, come prevedibile, è venuta meno dopo l’ora di gioco. Nulla di sorprendente, specie quando si è obbligati a giocare con pochissimi uomini di movimento, ma i conti andavano sistemati prima, quando c’era l’opportunità.
Non era con il Chelsea che bisognava guadagnarsi la qualificazione. Questa sfida doveva vedere il Napoli già sicuro della qualificazione, essere nell’eventualità l’occasione per scontrarsi con una big, regalando una notte da sogno ai tifosi. Invece, tirando per le lunghe, si è rivelata una sconfitta che segna un vero e proprio fallimento nella campagna europea. Un ko che fa mangiare le mani se si pensa che, con questo atteggiamento, i passi falsi compiuti contro Psv, Eintracht, Benfica e Copenhagen sarebbero stati tranquillamente evitati, al netto degli infortuni e di tutto il resto.