Napoli falcidiato dagli infortuni (anche se la cosa non fa più notizia, derubricata ormai a semplice dato di fatto), Neres che nell’immediata vigilia si aggiunge ai tanti fermi ai box da tempo e squadra di casa forte e al completo, favorita e già pronta per la fuga.
Invece ieri sera il terreno di gioco di S. Siro ha detto altro: il Napoli ha cuore ed attributi, non si nasconde dietro le difficoltà ma da esse riesce a trarre energie e risorse inaspettate.
Avere uno come Antonio Conte in panchina si può spiegare molto facilmente analizzando le gare che veramente contano; il Napoli non sbaglia i big-match: li prepara nel migliore dei modi, li gioca a viso aperto e, spesso, li domina.
Inter in salute e reduce da 6 vittorie di fila, rosa ampia e solo Dumfries indisponibile; ambiente e società tutta smaniosi si affibbiare ai Campioni d’Italia una spallata difficilmente recuperabile. Alla fine però, invece di contare un +7 si rimane al +4 in classifica per i nerazzurri (comunque un margine importante), con un pareggio che sta stretto ad una sola squadra in campo, quella in maglia azzurra.
Il Napoli ha giocato per vincere dal primo minuto: squadra alta e pressing corale. Subito conquista il pallino del gioco ma commette l’ingenuità di farsi infilare in contropiede alla prima discesa dei padroni di casa.
Errore collettivo con McTominay (saprà in seguito farsi perdonare) che si fa anticipare facilmente da Zielinski, Beukema versione statuina, Di Lorenzo in netto ritardo e Milinkovic-Savic che non tenta nemmeno di intervenire sul sinistro indirizzato all’angolino opposto da Dimarco.
Il Napoli sbanda giusto una manciata di minuti, non era questo il piano gara preparato da Conte. Però a metà tempo indovina l’azione giusta: sfonda sulla sinistra e sull’assist a centro area di Elmas, si fionda sul pallone lo scozzese McTominay che da centravanti puro brucia difensore e portiere.
L’Inter capisce che non sarà facile, anche senza tante pedine di valore il Napoli è solido e gioca con l’unico obiettivo di provare a vincere.
Gli azzurri danno il meglio ad inizio ripresa: il palo che sfiora il bravo Højlund e la zuccata male indirizzata da due passi da Di Lorenzo spaventano i nerazzurri e avrebbero potuto dare una storia differente alla partita.
McTominay è ovunque, Højlund da solo da filo da torcere ai centrali di difesa di casa, Elmas e Politano si sacrificano a tutto campo.
Il tempo passa, i tanti conclamati e celebrati campioni in maglia a strisce – Lautaro in primis – non incidono e la partita sembra incanalarsi verso la fine. I padroni di casa capiscono che per svoltare serve solo l’episodio giusto, una mischia o qualcos’altro, che puntualmente arriva.
Doppio colpo di scena finale: rigore per l’Inter con il piede di Rrhamani che tocca quello di Mkhitaryan dopo che questi – in equilibrio precario – ha già giocato il pallone. L’arbitro Doveri è a due metri ed applica il metro che ha utilizzato per tutto il match (all’Inglese, fischiando solo il necessario), ma il VAR troppo solerte come contro il Verona, lo richiama e Calhanoglu può segnare dal dischetto.
Conte sbrocca e viene espulso, ma il Napoli ha cento vite e non è mai domo: entra Lang e rimette un pallone nell’area piccola, Scott – sempre lui – lo spinge in rete.
Pari meritatissimo, anzi stretto agli azzurri. Il Napoli soffre solo nei minuti finali, quando le energie sono al minimo e i cambi contati.
Chivu può permettersi di sostituire Lautaro e Thuram con Bonny e Pio Esposito. Il Napoli purtroppo i soldi per la punta di scorta li ha spesi – e tanti – per l’oggetto misterioso Lucca.
Palo di Mkhitaryan anche se Bonny sembra spingere via Politano. Sarebbe stata una vera beffa.
Finisce così. Distanze invariate e corsa che continua.
Mercoledì prossimo recupero contro il Parma al Maradona, altra gara trappola, ma da vincere ad ogni costo per restare attaccati al primo posto.
Ci rimarrà il dubbio di non sapere cosa avrebbe potuto fare questa squadra, se avesse avuto una frequenza di infortuni nella media.