La roboante – almeno nei costi e nel numero di giocatori acquistati – campagna acquisti, il “fattore Conte” e il credito di cui godevano i campioni uscenti sembravano argomenti più che validi per vivere una stagione di alto livello.
La sconfitta di Udine, con una classifica che vede il Napoli cedere il primo posto e, soprattutto, archiviare la quarta sconfitta in campionato – troppe in sole quindici gare – unita alla consapevolezza che difficilmente si potrà andare molto lontano in Champions League (diciamo i quarti di finale, per restare con i piedi per terra), rende l’impegno “esotico” della prossima settimana molto più significativo di quanto apparisse a inizio stagione.
Questa rischia di diventare l’annata delle scelte di mercato sbagliate – è ancora presto per sentenze definitive, ma la fiducia sul reale impatto in maglia azzurra di Lucca e Lang, per citare i due casi più spinosi, non è elevata – oltre che quella dei troppi infortuni.
Non finiremo infatti di rimpiangere le assenze di Lukaku, De Bruyne e Anguissa, ma anche quelle di Gilmour, Lobotka, Buongiorno e di tanti altri rimasti lontani dal terreno di gioco. Spesso, poi, si dimentica Alex Meret, portiere dei due scudetti, quest’anno praticamente mai visto.
Tra i pali Milinković-Savić ha spesso lasciato perplessi: anche nel ruolo di portiere, come a centrocampo, gli infortuni hanno semplicemente tagliato le gambe alla squadra.
Conquistare subito un trofeo cosiddetto “minore” potrebbe però infondere convinzione alla truppa azzurra. Vincere aiuta a vincere e, in oltre cento anni di storia, la bacheca della SSC Napoli resta ancora poco affollata.
Facile a dirsi, difficile a farsi: di fronte c’è un Milan che ritrova Leão, il pubblico arabo che sogna il derby e le oggettive difficoltà che sta vivendo il Napoli. Provarci fino all’ultima stilla di sudore è però un obbligo tassativo.