Alla fine, passa la linea De Laurentiis. La Figc, come rivelato da Calcio e Finanza, ha approvato alcune modifiche del titolo VI delle Noif. Tra le più rilevanti, c’è quella secondo cui, nel costo del lavoro allargato, possono venir conteggiate le riserve di utili.
Queste, come riporta il portale, possono essere utilizzate se:
sono distribuibili ai soci nel rispetto della normativa vigente;
risultano contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie al 31 marzo o al 30 settembre; l’assemblea
dei soci ha deliberato l’apposizione di un vincolo di indisponibilità su tali somme;
viene quantificato l’importo preciso destinato alla copertura dello squilibrio finanziario.
Si tratta di una novità rilevante perché consente ai club di utilizzare parte del proprio patrimonio netto per sanare situazioni di eccedenza di costo o di squilibrio finanziario segnalate dagli organismi federali.
Una battaglia portata avanti dal patron del Napoli quando a gennaio è stato imposto un blocco parziale del mercato per aver sforato il parametro.
A queste, si aggiunge però una tutela precisa: le riserve utilizzate devono essere vincolate e non liberamente distribuibili ai soci fino a quando non viene verificato il rispetto degli indicatori economico-finanziari federali.
Il vincolo può essere revocato solo al verificarsi di specifiche condizioni, ad esempio quando:
gli indicatori economico-finanziari tornano sotto le soglie previste;
vengono immesse nuove risorse da parte dei soci;
oppure vengono generate ulteriori entrate attraverso operazioni straordinarie, come la cessione di crediti.
In caso contrario, la revoca del vincolo senza i presupposti previsti costituisce illecito disciplinare e può portare a sanzioni da parte della giustizia sportiva.
Tra queste modalità – come noto – figurano:
versamenti dei soci in conto futuro aumento di capitale;
aumenti di capitale interamente sottoscritti e versati in denaro;
versamenti per copertura perdite;
finanziamenti postergati e infruttiferi dei soci;
utilizzo di risorse derivanti dalla cessione pro soluto di crediti legati ai trasferimenti dei calciatori;
utilizzo di crediti derivanti dalla cessione dei diritti audiovisivi non già contabilizzati nei ricavi federali.
Inoltre, questa riforma rende più rilevanti i controlli del 31 marzo e del 30 novembre. Qui, possono venir verificati punti come:
la disponibilità effettiva delle riserve di utili;
l’eventuale presenza di perdite da compensare;
la sostenibilità dei parametri economico-finanziari richiesti dalla FIGC.
Di seguito, il racconto della vicenda.
In occasione del consiglio federale che si è tenuto la scorsa settimana, la FIGC ha approvato alcune modifiche del Titolo VI delle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali): si tratta della sezione che disciplina i controlli economico-finanziari sui club professionistici. In particolare, secondo quanto può rivelare Calcio e Finanza, sono state introdotte alcune novità rilevanti sui meccanismi che consentono alle società di coprire squilibri di bilancio e rimuovere eventuali restrizioni federali. Modifiche frutto del profondo lavoro svolto al tavolo delle riforme e che riguardano più aspetti.
In particolare, il tema era stato discusso durante il mercato invernale, quando i nuovi parametri relativi al Costo del Lavoro Allargato avevano bloccato i mercati di Napoli e Pisa, costringendo i due club a sessioni “a saldo zero”. Tuttavia, mentre il club toscano si era mosso nell’immediato con un aumento di capitale in grado di sbloccare la situazione, il Napoli aveva invece chiesto di poter modificare la norma che ne stava limitando l’operato a gennaio.
In particolare, i partenopei chiedevano che le riserve di liquidità (particolarmente consistenti nel loro caso, a quota 174 milioni di euro al 30 giugno 2025) potessero essere utilizzate per ripianare lo squilibrio nel rapporto tra i ricavi e il Costo del Lavoro Allargato e sbloccare il mercato. Sulla base di questa richiesta, la Lega Serie A aveva richiesto la convocazione di un consiglio federale straordinario per votare le modifiche proposte, ma sul punto non era stata raggiunta l’unanimità: il Milan aveva votato contro, mentre Juventus, Inter e Roma si erano astenute.
Il rischio di una modifica a stagione in corso, come spiegato da Calcio e Finanza nell’editoriale dello scorso 14 febbraio, sarebbe stato quello di creare un pericoloso precedente. Ma che la norma andasse aggiustata era altrettanto evidente. Infatti, appariva quantomeno paradossale che proprio la società che dispone di gran lunga del miglior dato legato ai debiti finanziari netti e che numeri alla mano consente alla Serie A di migliorare il quadro economico generale, fosse messa dietro alla lavagna e costretta ad operare a saldo zero sul mercato per una norma burocratica.
È così che si è arrivati – tra le varie novità – ad una delle modifiche più significative tra quelle varate la scorsa settimana: l’apertura all’utilizzo delle riserve di utili come strumento per riequilibrare la situazione finanziaria dei club, a determinate condizioni e con precisi vincoli societari.